Quale pace?
L’autore Luca d’Andrea racconta le proprie esperienze di impegno a sostegno dell’Ucraina. Riflette sulla resilienza della società civile, sul ruolo degli aiuti e sulle narrazioni politiche che circondano il conflitto.
Intervista di Wolfang Mayr e Mauro di Vieste
Luca d’Andrea: Io sono Luca d’Andrea, faccio lo scrittore. Io credo che quello che è accaduto ormai 5 anni fa, non riguardi solo l’Ucraina: riguarda l’Unione Europea, riguarda l’Occidente, riguarda tutto il mondo, visto che l’Ucraina è anche il granaio di buona parte dell’Africa: soprattutto è un colpo terribile al multilateralismo, che è la cosa che ci ha tenuto più o meno in pace nell’ultimo (quasi) secolo ormai.
Quindi ho deciso, in barba ai pregiudizi che ci sono – dovuti all’ottimo lavoro di propaganda che i russi hanno fatto in Europa e negli Stati Uniti – di provare a dare una mano con quello che posso e come posso.
Popoli-min: Curiosamente in Germania e in Austria i partiti della desta (die Freiheitlichen, AFD) dicono che gli ucraini vengono governati dai neo-nazisti – specialmente accusano Zelensky di essere nazista.
Luca d’Andrea: Viviamo in un periodo storico in cui, io credo, 15 anni forse di lavoro sui social network sono riusciti a far saltare in aria i nessi causali, cioè la logica. Il popolo ucraino è talmente nazista e russofobo che ha eletto, e sta seguendo da cinque anni in guerra, un russofono ebreo. Dopo cinque anni di guerra, quando sento dire queste cose non ho neanche voglia di rispondere. Ma bisogna farlo …
La propaganda russa ha funzionato molto bene, ma d’altronde è l’eredità dell’Unione Sovietica: l’Unione Sovietica era molto, molto brava a fare propaganda. Il vero orrore che c’è in questo momento, dovuto a questo tipo di propaganda, è il fatto che è stata svuotata la parola “pace”. La parola “pace”, che dovrebbe essere la parola più importante del vocabolario di chiunque, di qualunque popolo, è diventata sinonimo di resa. Questa è un’aberrazione semantica, logica, ma che sta funzionando molto bene, soprattutto in Italia, e soprattutto nei confronti di larghissime fasce di popolazione, indipendentemente – e questa è la cosa interessante, come scrittore – da reddito, da strato sociale e anche dalla scolarizzazione. Perché lo sentiamo dire anche da personaggi di altissimo livello culturale.
Popoli-min: Raccontaci un po’ come sei stato in Ucraina: come ci sei arrivato, la prima volta?
Luca d’Andrea: Io sono stato abbastanza fortunato da conoscere, per vie traverse, dei ragazzi che lì sono stati costretti in qualche modo dalle bombe a mandare via le loro fidanzate, le loro mogli, e imbracciare un fucile. Ho mantenuto questi contatti e ci siamo incontrati. Continuiamo ad avere questi rapporti tra di noi. Ora io cerco di dargli una mano in qualche modo da qui [Bolzano].
Inizialmente il mio aiuto andava ad associazioni UA242, eccetera – che sono ottime. Poi però mi sono reso conto che ciò che fa effettivamente la differenza è la velocità. Se io conosco direttamente un team al fronte che ha bisogno di un EcoFlow (una power station per caricare dispositivi elettronici a.d.R.) o dei medicinali in fretta, tagliando le varie realtà che si sovrappongono, le cose arrivano prima. Questo era nei primi due anni di guerra, in cui la logistica era completamente diversa. Adesso, in realtà, l’Ucraina, dal punto di vista degli aiuti, ha bisogno più che altro di denaro, perché le cose se le producono da soli 3: hanno tutta la società in guerra.
Ma la cosa che mi ha colpito, andando in Ucraina, è l’incredibile dignità di questo popolo. Loro sono stati messi di fronte a una domanda che noi ci facevamo solo teoricamente: “ma se succedesse, che cosa farei?”. Loro l’hanno dovuta vedere sulla propria pelle e riescono a farsi coraggio tra di loro. Tutti loro hanno un aneddoto da raccontarti di quando sono arrivati, magari, a essere disperati o ad avere un momento di scoramento, e qualcuno, magari anche uno sconosciuto, è arrivato lì a dire la cosa giusta. Questo mi ha dimostrato subito, la prima volta che sono andato laggiù, che è impossibile sconfiggere quel popolo. Anche se noi gli togliessimo, per qualche assurdo motivo, anche le forchette da casa, per loro la libertà, la loro dignità è importante: probabilmente la guerra durerebbe 30, 40 anni, ma non si arrenderebbero, e questo, per come la vedo io, è civiltà.
Popoli-min: La situazione al fronte è gravissima, soprattutto anche in vista dei boicottaggi degli Stati Uniti verso l’Ucraina 4.
Luca d’Andrea: Allora, le ultime notizie che io ho dai ragazzi che sono nella fronte – proprio quella che si chiama la “zona di morte”, cioè in prima linea – è che il problema vero per loro sono i colpi a medio raggio. Sulla prima linea loro stanno reggendo molto bene, stanno anche avanzando, nel senso che quest’anno, credo, se non sbaglio, Putin ha conquistato 90 km² con 200.000 uomini di perdita5, una roba che assomiglia la Prima guerra mondiale. Sul lungo raggio, comunque, noi non forniamo missili a lungo raggio, non gli forniamo la copertura Starlink sul territorio russo6, quindi li stanno facendo da soli. Quello che Musk sta interferendo7 sono i bombardamenti a medio raggio, cioè quelli della logistica nemica nei territori occupati. E questa è, tra l’altro, la seconda volta in questa guerra in cui gli americani bloccano un’avanzata ucraina, perché la prima volta era stata nel 2023, quando gli ucraini hanno ripreso Charkiv, Cherson eccetera eccetera… a un certo punto hanno avuto un blackout delle comunicazioni8.
All’epoca si parlava di minacce molto credibili che l’amministrazione americana aveva ricevuto su un uso di armi nucleari tattici sull’isola dei Serpenti, come monito. E quindi Biden si è un attimo tirato indietro. Questo è quello che si dice. Adesso la situazione per loro è brutta da un punto di vista morale. Il motivo è che loro stanno già combattendo, se ci pensiamo, contro tre potenze nucleari, Russia, Cina, Corea del Nord. E adesso ci si mette anche una quarta a mettergli i bastoni fra le ruote. In barba anche al Memorandum di Budapest9. E questo moralmente gli fa molto male.
Detto questo, non credo che sarà la mossa per cui Putin vinca la guerra o si blocchi il conflitto. Trump ha già perso la sua leva di dissuasione nei confronti degli ucraini: appena è salito nel suo secondo mandato ha tolto l’85 per cento degli aiuti militari10, e quindi, quando perdi la leva negoziale, gli ucraini dicono: “OK, faremo in un altro modo”.
Non possono cedere tutto, perché un congelamento del fronte, in questo momento, potrebbe sembrare umanitario, ma in realtà significa la capitolazione dell’Ucraina. Un conflitto a bassa intensità in Ucraina significa la vittoria di Putin, perché gli permetterebbe di mantenere lo stato di guerra in Russia, e quindi mantenere il potere, e gli permetterebbe di infiltrarsi nella società ucraina, indebolirla dall’interno finché non collassa. Quindi credo che in realtà, nonostante queste pressioni, siamo ancora molto lontani dalla fine di questo conflitto.
Popoli-min: Certi personaggi della sinistra e della destra tedesca adesso dicono: “Meglio congelare il conflitto, così ci sarà la pace”.
Luca d’Andrea: Io credo che ci sia una grossa riflessione da fare quando sentiamo queste cose: è il paradosso della tolleranza11. Tutte le opinioni sono legittime, però sarebbe interessante sapere da dove arriva la spinta per avere determinate opinioni. Io faccio un esempio: gli ucraini, la settimana scorsa, hanno bombardato i server di Yandex12; Vanacci è sceso di due in percentuale13. In ogni paese la propaganda russa, la spinta cognitiva russa, va a cercare i punti deboli. In Germania, ovviamente, sta cercando di influenzare l’elettorato per spingerlo verso la destra estrema14, mi sembra abbastanza palese. In Italia sta facendo un altro tipo di gioco, cioè cerca l’ingovernabilità, quindi sia nell’estrema destra, che in determinate frange a sinistra, che nel Movimento 5 Stelle15.
Per fare un incendio, e loro vogliono gli incendi, serve il fiammifero e la benzina. Loro non hanno il potere di creare il fiammifero: anche le rivolte che stiamo vedendo, i problemi che stiamo vedendo nelle strade in tutta Europa, hanno delle legittime radici. L’amplificazione, però, quella è la benzina, quella 99% è terrore diretto. Noi come europei dovremmo chiederci: qual è il limite della tolleranza?
Popoli-min: Dal punto di vista della solidarietà, in questi anni Bolzano è stata, dal mio punto di vista, abbastanza attiva con le diverse organizzazioni, tra cui Weißes Kreuz/Croce Bianca, Maltesi, società civile… Le organizzazioni degli immigrati ucraini, che hanno spedito di tutto. E secondo te è terminata questa fase? Bisogna immaginarsi un altro tipo di solidarietà? Come accennavi prima, per la morale, è sempre un bel segnale che arriva dalla società civile?
Luca d’Andrea: Allora, per dirti la verità: quando è iniziata la guerra, la reazione di Bolzano mi ha stupito in positivo. C’erano ovunque raccolte di vestiti, di generi di prima necessità, il nastro adesivo, una cosa che mi ha sempre fatto sorridere ma che in realtà era, ed è, assolutamente importantissimo per un esercito MacGyver come quello ucraino, che riesce ad aggiustare qualunque cosa. La solidarietà umana, la solidarietà civile ci dimostra una cosa, secondo me: ci dimostra che la società è più avanti di chi la dirige.
Faccio un esempio: per i nostri nonni, i nostri bisnonni, l’idea che un re o un presidente si svegliasse la mattina e dicesse “OK, adesso attacchiamo i francesi, attacchiamo Laives, attacchiamo la Bulgaria”, “perché?”, “perché lo dico io”. Per loro era normale. La nostra società civile, in realtà, il fatto che la guerra di aggressione sia un errore madornale, una bestialità totale, l’ha assorbito, e lo dimostra proprio il fatto come queste manifestazioni di solidarietà sono state spontanee: non c’è stata una regia, non è che qualcuno si è messo e ha detto “facciamo”. E non si è esaurita. Ognitanto faccio delle piccole raccolte fondi per i ragazzi che conosco e trovo sempre più persone, persone comuni, che vogliono aiutare. Vogliono aiutare per quello che possono: 5 €, 10 €, 3 €, non importa.
Però questo mi fa capire semplicemente che ciò che manca è la credibilità: servono dei tramiti che abbiano credibilità. Ci sono associazioni che hanno un’enorme credibilità, e quindi le persone dicono “ok, ecco, ti aiuto, faccio la mia quota, una donazione, quello che è”, ma secondo me sono meno di quello che crediamo. Per quanto mi riguarda, Amnesty International ha perso completamente credibilità con l’invasione russa dell’Ucraina. Io sto ancora aspettando che Amnesty International faccia un po’ di casino per l’Ucraina, perché soprattutto dopo la porcata che ha fatto [scusate la parola], accusando gli ucraini nel marzo 2022 di nascondere le armi in mezzo ai civili, che poi si son dovuti scusare16.
Questo è un problema, perché questo tipo di associazioni sono la faccia della spinta civile delle società. Se non sono trasparenti, se non applicano lo stesso tipo di ragionamento etico a tutti i conflitti, se non cercano di rispondere in maniera complessa a domande complesse ma semplificano, secondo me vanno a perdere appeal.
La spinta della società civile c’è. Non è più quella di 5 anni fa. Nessuno più, adesso, fa manifestazioni. Ma perché? Perché non è quella, diciamo, fascia di popolazione lì, il giovane che fa le manifestazioni, che vuole farsi vedere eccetera eccetera: non lo fa per l’Ucraina perché non fa parte, tra virgolette, di quella fascia di popolazione che per esperienza, per cultura, per età riesce a capire quanto tutti gli altri conflitti, tutti gli altri problemi che noi abbiamo in Europa e nel mondo derivino da quella cosa lì, da quel febbraio del 2022. Però io, da questo punto di vista, devo dire che sono molto ottimista: non mi sarei mai aspettato di vedere persone comuni che sono prontissime a offrire il proprio aiuto, a distanza di 5 anni, a un conflitto che è difficilissimo da comprendere a causa proprio della disinformazione eccetera eccetera.
Popoli-min: Putin mette in dubbio la legittimità del presidente Zelensky; nel frattempo anche Trump dice: “Lui non è più il presidente credibile dell’Ucraina”.
Luca d’Andrea: Guarda, è un classico: Quando tu fai una guerra di aggressione, come ci insegna [Norman] Schwarzkopf17, o l’hai vinta in tre mesi o l’hai persa, fine. Quindi l’unico modo che hai per allungarla a dismisura è quello di fingere di trasformarla in uno scontro fra due persone, personalizzare. Tutta la propaganda nazista e, viceversa, la propaganda antinazista dell’epoca della Seconda guerra mondiale era sempre ad personam. Perché ci fa sperare che, finiti quei due, allora finisce tutto.
Zelensky ha la stessa identica legittimità di Mattarella, di un qualunque altro presidente. Winston Churchill era fuori mandato18, ma solo un cretino può pensare di poter fare delle elezioni mentre sei sotto i bombardamenti, con un quarto del tuo territorio che è invaso. E poi io sono convinto che Putin, o chiunque creda a queste cose qui, non ha capito il popolo ucraino. Immaginiamo che domani si vada alle urne, immaginiamo che Putin accetti di non bombardare i seggi e tutto: io sono convinto che il 100% degli ucraini voterebbe di nuovo Zelensky. Anche solo per dire “nessuno può interferire nella gestione del mio territorio”.
Il quale Zelensky è riuscito in cinque anni, non solo a creare una coalizione enorme in aiuto al suo paese, ma è riuscito anche a mantenere i pilastri della democrazia: gli ucraini, fino a due mesi fa, erano in piazza liberamente a manifestare il loro dissenso nei confronti del governo19, e questa è una lezione di democrazia enorme. Siamo fortunati che ci sia uno come Zelensky lì, perché io credo che, dopo cinque anni, il fatto che gli ucraini, ad esempio, non stiano facendo degli attacchi contro i civili russi20 la dica lunga sulla civiltà di quel popolo e sulla forza che ha chi ha in mano le redini del governo.
Popoli-min: Mauro ti ha chiesto prima della solidarietà civile. Finora la solidarietà europea era grande; se stiamo pensando che in Francia stanno votando l’anno prossimo un nuovo presidente, una nuova presidentessa, la Le Pen, che è anti-Ucraina e pro-russa; in Germania non si sa se cade il governo e l’AfD va al governo; in Austria, fra due anni, prenderà il potere la FPÖ, anche loro ex-nazi o neonazi: lì poi crolla la solidarietà europea.
Luca d’Andrea: Potrebbe. Oppure potrebbe incasinare ancora di più le cose, perché i nazionalismi, si sa, poi li abbiamo provati per circa più o meno 2000 anni dopo la caduta dell’Impero Romano e non abbiamo fatto altro che massacrarci tra di noi. Quindi, boh, non lo so quanto possa funzionare. Però c’è un dato: metà dei droni utilizzati al fronte l’anno scorso sono stati acquistati con donazioni di civili europei, americani, chiunque avesse voglia21. Non c’è un prezzo per la dignità. Nel ventunesimo secolo i governi possono provare a rompere dei patti di amicizia, ma i popoli oggi hanno la possibilità di bypassarli.
Mio padre era un militare e, come tutti i militari della guerra fredda, ha passato la vita a esercitarsi a “metti mai che il Patto di Varsavia arrivi22”. Io adesso ogni mattina mi sveglio e parlo con quelli che in teoria sono gli ex-soldati del Patto di Varsavia, perché gli ucraini erano la punta di diamante dell’esercito sovietico. Nessuno può impedirmi di farlo. E questa è, secondo me, la vera sfida di noi che vogliamo cercare di tenere pulito sto pianeta da gente che vuole riportarci al diciannovesimo secolo. I sistemi ci sono, bisogna saperli sfruttare.
Poi io credo che anche la Meloni, o Salvini, dicevano “andiamo al governo, facciamo questo, facciamo quello”; poi io credo che, quando arrivi a sederti su quella poltrona, hai accesso a delle informazioni che prima non avevi. E ti rendi conto che forse l’idea che avevi prima non è così furba. Noi siamo un paese, come Italia ad esempio, con una forte problematica di immigrazione clandestina. Sì, noi abbiamo la Wagner, o quello che resta della Wagner, in Libia²³: non è che forse abbia a che fare con quella che chiamiamo guerra ibrida? La Le Pen dice “non aiuteremo gli ucraini”. Siamo sicuri che non aiutare gli ucraini possa migliorare la condizione degli accordi commerciali della Francia con l’Africa, visto che l’Africa sta diventando una colonia, letteralmente, sia russa che cinese23?
Chiaro, preferirei non vedere Le Pen da quelle parti, preferirei non vedere vecchie ideologie tornare, se non altro perché, banalmente, io sono una persona concreta: non avendo funzionato all’epoca, riprovare mi sembrerebbe proprio la cosa più stupida del pianeta.
Popoli-min: Ci sono un sacco di problemi, ma, se ti ho capito bene, tu sei, in fin dei conti, un ottimista.
Luca d’Andrea: Io sono un ottimista perché credo negli esseri umani. Io credo che tre quarti di quelli che, soprattutto nell’Europa occidentale, in questo momento credono che quell’euro e 51 al mese che noi diamo agli ucraini per difendersi24 sia la radice di ogni male. In realtà stiano cercando di non vedere il problema: cercano nell’indifferenza un salvagente per i propri problemi. Non è un periodo felice quello che stiamo vivendo.
È sicuramente il periodo più pericoloso dalla Seconda guerra mondiale. Questa è una banalità dirlo, ma credo che sia così. Finché abbiamo una superiorità bellica conclamata nei confronti della Russia, e finché siamo il mercato più prospero del pianeta, e quindi la Cina non ha interessi nel buttarci giù, allora abbiamo ancora speranza di poter espandere i diritti pian pianino, come abbiamo cercato di fare, diciamo, con la caduta del Muro di Berlino. Magari in maniera non perfetta, magari in maniera goffa, in maniera alle volte anche controproducente, però siamo gli unici che provano a farlo.
[1] L’Ucraina è un fornitore importante di cereali per Africa, Medio Oriente e Asia (Consiglio dell’UE).
[2] United24 – An Official Website of the Ukrainian Government
[3] Secondo i dati ufficiali del Ministero della Difesa ucraino, nel corso del 2025 la quota nazionale delle capacità letali acquisite è salita da circa il 46% a circa l’82%, mentre le importazioni sono scese da circa il 54% al 18%.
[4] L’amministrazione Trump ha sospeso la consegna di tutti gli aiuti militari statunitensi all’Ucraina dal Marzo 2025
[5] L’area di conquista si riferisce al mese di agosto, mentre il numero di perdite si riferisce al periodo a partire dal mese di marzo (inizio dell’offensiva primaverile-estiva). Nell’agosto 2026, le forze russe hanno consolidato le proprie posizioni, conquistando circa 90,35 km² di territorio in Ucraina, con una media di 2,91 km² conquistati al giorno. A titolo di confronto, nell’agosto 2025 le forze russe avevano conquistato 505,55 km². Nell’agosto 2026, le forze russe hanno subito 42.020 perdite.
[6] SpaceX, l’azienda di Elon Musk proprietaria di Starlink, ha deliberatamente limitato l’accesso al servizio, impedendo agli ucraini di difendersi dai raid russi.
[7] L’esercito ucraino ha avuto giorni di accesso ridotto, con effetti sulle operazioni contro i territori occupati. Musk afferma che l’Ucraina violava i termini d’uso con attacchi offensivi
[8] Nel 2022 Musk ha ordinato in segreto ai propri ingegneri di disattivare una rete di collegamenti satellitari nei pressi della costa della Crimea, al fine di sventare un attacco sferrato dall’Ucraina contro la flotta navale russa a Sebastopoli.
[9] Memorandum di Budapest (1994): Russia, Regno Unito e USA si impegnarono a rispettare indipendenza, sovranità e confini dell’Ucraina in cambio della rinuncia alle armi nucleari.
[10] Secondo il Kiel Institute gli aiuti militari americani sono calati del 99% nel 2025, con solo un impegno da 0,4 miliardi di euro. Ora Washington vende armi tramite il meccanismo NATO PURL, pagato dagli stati europei.
[11] The Open Society and Its Enemies, Karl Popper (1945)
[12] Attacchi di droni ucraini contro i data center di Yandex a Sasovo (8 ottobre), Kaluga (9 ottobre) e Vladimir (11 ottobre 2026)
[13] Futuro Nazionale crolla al 5,6%. Il partito dell’ex generale era cresciuto costantemente ed era stato per settimane tra il 7% e l’8% secondo i sondaggi
[14] Organizzata campagna di disinformazione (“Matryoshka”) prima delle elezioni regionali contro gli avversari dell’AfD.
[15] Le campagne cercano di indebolire il sostegno occidentale all’Ucraina
[16] Il comunicato di Amnesty International era intitolato “Ukrainian fighting tactics endanger civilians”. Il responsabile dell’ufficio di Amnesty in Ucraina si è dimesso in segno di protesta, accusando l’organizzazione di fare da portavoce alla propaganda del Cremlino.
[17] Herbert Norman Schwarzkopf Jr. era un generale dell’Esercito degli Stati Uniti. Schwarzkopf attribuiva grande importanza alla risolutezza e apprezzava la determinazione nei suoi comandanti. Prediligeva le operazioni offensive rispetto a quelle difensive.
[18] Il Parlamento britannico eletto nel 1935 rimase in carica fino al 1945 con proroghe votate durante la guerra; le elezioni si tennero nel luglio 1945.
[19] Ad agosto i manifestanti hanno chiesto al presidente Volodymyr Zelensky di reintegrare l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. Le manifestazioni sono le più grandi contro il governo dall’inizio dell’invasione.
[20] Kiev dichiara di colpire obiettivi militari e infrastrutturali. In contrasto le autorità russe segnalano periodicamente vittime civili negli attacchi con droni. Ad agosto 2026, il numero di attacchi russi contro infrastrutture civili in Ucraina ammontava a 7.170, pari a oltre il 13% del totale degli attacchi russi contro il Paese.
[21] Per quanto riguarda gli attacchi ucraini, tale cifra ammonta a 3.560 attacchi, ovvero il 27% del totale degli attacchi ucraini in Russia. Sebbene una quota maggiore degli attacchi ucraini abbia preso di mira infrastrutture civili, la Russia ha sferrato un numero complessivamente molto più elevato di attacchi.
[22] Il crowdfunding è molto rilevante: nel 2023 Bloomberg riportava che circa metà dei droni era acquistata dal ministero e metà tramite donazioni private. Però i donatori principali sono ucraini.
[23] Un’alleanza politico-militare e di un’organizzazione di mutua assistenza tra l’Unione Sovietica e le democrazie popolari dell’Europa orientale, attiva fino al 1991.
[24] La Cina e la Russia hanno due obiettivi diversi in Africa. Pechino cerca di acquisire influenza e attrarre investimenti in Africa, mentre Mosca offre servizi di sicurezza privata ai paesi africani.
[25] In media, ogni cittadino europeo ha speso poco più di 108 euro all’anno dall’ inizio della guerra – cioè 9 € al mese. In Italia, la cifra è ancora più bassa con 50 € all’anno, cioè poco più di 4 € al mese