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Conferenza stampa sulla guerra in Sudan: Organizzazioni della società civile denunciano la responsabilità delle imprese europee

Bolzano, Göttingen, 15 aprile 2026

Una vista di Al-Fashir, presso cui si trova il campo profughi di Zamzam, Darfur settentrionale, Sudan. Foto: Sudan Envoy, CC BY 2.0

In occasione del terzo anniversario dell’inizio della guerra in Sudan, il 15 aprile 2026, il Center for Environmental and Social Studies (CESS Sudan), l’Associazione per i popoli minacciati / Gesellschaft für bedrohte Völker (APM/GfbV) e Pax for Peace hanno chiesto, durante una conferenza stampa congiunta a Berlino, una maggiore attenzione ai fattori che alimentano il conflitto. Sottolineano che le aziende europee traggono indirettamente profitto dalla guerra in Sudan. Secondo un nuovo rapporto del CESS (https://cess-sudan.com/conflict?view=volkswagen), tra le aziende tedesche che acquistano oro dal Sudan figura anche la casa automobilistica tedesca VW.

L’APM/GfbV, all’inizio della conferenza stampa, spiega che la guerra in Sudan ha conseguenze terribili sulla popolazione civile. Sono stati documentati gravi violazioni dei diritti umani e indizi di un genocidio nell’autunno del 2025. Oggi l’associazione rivolge lo sguardo alle forze che alimentano questa guerra, a coloro che traggono profitto dagli omicidi in Sudan e la mantengono in atto. La svendita delle risorse sudanesi, come l’oro, viene utilizzata per acquistare armi, droni e veicoli blindati. La GfbV ritiene che chi è coinvolto in questo circolo di denaro e ne trae profitto è corresponsabile delle sofferenze.

Ahmed Isamaldin di CESS sottolinea che «esiste una discrepanza tra le iniziative politiche volte a porre fine alla guerra e il fatto che le aziende europee continuino a utilizzare risorse provenienti dal Sudan, traendone così indirettamente profitto. La domanda non dovrebbe quindi essere solo come fornire aiuti umanitari, ma anche in che modo la Germania e altri paesi europei cofinanziano la guerra in Sudan. Se non interrompiamo queste catene di approvvigionamento, non potremo porre fine alla guerra in Sudan». Il rapporto del CESS conclude che «l’autorizzazione al commercio di oro proveniente da zone di conflitto sui mercati internazionali consolida un’economia militarizzata parallela; accelera l’erosione delle strutture istituzionali; prolunga il conflitto armato; trasforma la sofferenza umana in profitto transnazionale.» Aziende e costruttori di automobili come la VW compaiono in questa ricerca come destinatarie di oro proveniente dal Sudan.

In conseguenza Ahmed Isamaldin chiede a Volkswagen e alle aziende coinvolte in modo analogo la completa trasparenza sulle importazioni di oro dal Sudan, che arrivano in Germania tramite fornitori e intermediari sotto il numero di riferimento CID002567. Sarà necessario verificare in modo indipendente e trasparente le catene di approvvigionamento, nonché un rigoroso e pubblico allineamento agli standard OCSE, supportato da meccanismi esternamente verificabili.

L’associazione olandese Pax for Peace aggiunge che le aziende europee continuano ad acquistare gomma arabica dal Sudan. Si tratta della seconda materia prima più importante, dopo l’oro, esportata dal Sudan e che finanzia la guerra. Pax for Peace ritiene che anche su questa materia sarà necessaria una maggiore trasparenza sulla provenienza degli ingredienti e delle risorse, poiché l’economia europea alimenta il conflitto in Sudan.

Le organizzazioni chiedono di:
– classificare l’oro sudanese come ad alto rischio nei quadri politici e di applicazione, indipendentemente dal fatto che sia classificato come “legale” o “illegale”;
– rafforzare e far rispettare gli obblighi di due diligence lungo l’intera catena di approvvigionamento, per garantire che le aziende e gli intermediari non possano fare affidamento su sistemi di verifica deboli;
– migliorare i controlli per la lotta alla criminalità finanziaria e dei meccanismi di trasparenza relativi al commercio dell’oro e alle transazioni correlate;
– rafforzare la cooperazione transfrontaliera per contrastare le rotte commerciali, le reti di contrabbando e i canali di finanziamento dei conflitti;
– inasprire le restrizioni e le misure di applicazione per ridurre il flusso di importazioni di armi, riconoscendo il loro nesso diretto con il finanziamento basato sulle risorse;
– impostare obblighi di diligenza sensibili ai conflitti per altre materie prime strategiche, in particolare per la gomma arabica, al fine di impedire la creazione di fonti di reddito parallele e meno trasparenti.

Rapporto del CESS:
«Il caso Volkswagen: sulle tracce dell’oro sudanese attraverso le catene di approvvigionamento globali» (in tedesco, inglese, e arabo): https://cess-sudan.com/conflict?view=volkswagen

Rapporti di Pax for Peace:
«Invested in War» (in inglese): https://paxforpeace.nl/publications/invested-in-war/;
«How trade in gum arabic fuels conflict in Sudan» (in inglese): https://paxforpeace.nl/publications/how-trade-in-gum-arabic-fuels-conflict-in-sudan/