Bolzano, Göttingen, 16 settembre 2026
In occasione della consegna del Premio per la Pace dell’Assia al primo ministro armeno Nikol Pashinyan, prevista per il 18 settembre 2026 presso il Parlamento regionale dell’Assia, l’Associazione per i Popoli Minacciati (GfbV), insieme ad altre quattro organizzazioni, rivolge oggi un appello alla presidente del Parlamento regionale, ai membri del Parlamento regionale dell’Assia e al comitato del Premio per la Pace dell’Assia. I firmatari si pronunciano espressamente a favore di una pace duratura tra Armenia e Azerbaigian. Una tale pace, tuttavia, potrà essere giusta e sostenibile solo se si terrà conto dei diritti della popolazione armena sfollata con la forza dal Nagorno-Karabakh, sulla base del diritto internazionale e della Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio.
Con l’assegnazione del premio, il Parlamento regionale dell’Assia non deve ignorare i gravi crimini, le sofferenze delle persone colpite e la continua distruzione del millenario patrimonio culturale armeno e cristiano nel Nagorno-Karabakh da parte dell’Azerbaigian. Altrimenti si corre il rischio che il riconoscimento non contribuisca a superare il conflitto, ma venga percepito come un tentativo di nascondere i crimini commessi.
Nel loro appello, le organizzazioni ricordano la responsabilità storica della Germania: solo 101 anni dopo l’inizio del genocidio degli armeni e di altre minoranze cristiane nell’Impero ottomano, nel giugno 2016 il Bundestag tedesco ha riconosciuto ufficialmente tali crimini. A dieci anni da quella risoluzione e alla luce degli eventi verificatisi nel Nagorno-Karabakh nel 2023, si pone con rinnovata urgenza la questione delle conseguenze derivanti da tale assunzione di responsabilità. Il Parlamento Europeo è stata la prima istituzione a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno nel 1987 e all’interno dell’Unione Europea, ad oggi, sono 17 i Paesi che lo riconoscono: l’Italia ha riconosciuto ufficialmente il genocidio armeno il 10 aprile 2019.
L’appello valuta inoltre in modo critico la situazione interna dell’Armenia: sotto il governo di Pashinyan, la Chiesa apostolica armena è sottoposta a crescenti pressioni da parte dello Stato; alcuni ecclesiastici, tra cui arcivescovi, sono stati arrestati e sottoposti a divieti di viaggio. Le forze dell’opposizione che si battono per i diritti degli sfollati sono soggette a pressioni politiche e a detenzioni motivate da ragioni politiche. Inoltre, Pashinyan ha ripetutamente attaccato pubblicamente e con durezza gli sfollati, attribuendo in parte a loro la responsabilità del proprio esilio. Secondo i firmatari, un simile trattamento riservato alle persone colpite è in preoccupante contrasto con un premio per la pace conferito in riconoscimento dei valori democratici e della risoluzione pacifica dei conflitti.
I firmatari fanno quindi appello al Parlamento regionale dell’Assia e al Consiglio di amministrazione del Premio per la Pace dell’Assia affinché colgano l’occasione del conferimento del premio a Pashinyan per affrontare chiaramente le questioni aperte e le conseguenze irrisolte del conflitto. Tra queste figurano in particolare:
– il diritto, tutelato dal diritto internazionale, degli armeni sfollati dal Nagorno-Karabakh a un ritorno sicuro e dignitoso;
– l’immediato rilascio dei 19 ostaggi armeni tuttora detenuti a Baku;
– la protezione efficace e sotto controllo internazionale del patrimonio culturale armeno nel Nagorno-Karabakh.
I firmatari dell’appello sono il Consiglio Centrale degli Armeni in Germania (ZAD), l’Associazione per i Popoli Minacciati (GfbV), il Gruppo di lavoro “Riconoscimento – Contro il genocidio, per la comprensione tra i popoli” e.V., l’Associazione per la promozione di un memoriale ecumenico per le vittime del genocidio nell’Impero Ottomano (FÖGG) e.V. e Christian Solidarity International (CSI).