Bolzano, Göttingen, 22 aprile 2026
In occasione del 111. anniversario dell’inizio del genocidio degli armeni nell’Impero ottomano, avvenuto il 24 aprile 1915, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV), l’Arbeitsgruppe Anerkennung – Gegen Genozid, für Völkerverständigung – AGA (Gruppo di lavoro Riconoscimento – Contro il genocidio, per la comprensione tra i popoli) e lo Zentralrat der Armenier in Deutschland – ZAD (Consiglio centrale degli armeni in Germania) rivolgono un appello al Cancelliere federale Friedrich Merz e al Ministro degli Esteri Johann Wadephul (Appello in tedesco). L’appello esorta il governo federale a impegnarsi maggiormente per l’attuazione della risoluzione del Bundestag sul riconoscimento del genocidio, il rilascio dei prigionieri politici e la protezione degli sfollati dall’Artsakh (Nagorno-Karabakh).
Il 24 aprile 1915, 111 anni fa, iniziò con l’arresto sistematico, la deportazione e l’uccisione dell’élite armena, un genocidio che causò fino a 1,5 milioni di vittime. Dieci anni fa il Bundestag tedesco ha riconosciuto ufficialmente questo crimine come genocidio. Tuttavia, l’attuazione della risoluzione, in particolare l’inserimento dell’argomento nei programmi scolastici, rimane incompleta. Anche l’Italia, il 10 aprile 2019, ha riconosciuto ufficialmente il genocidio armeno.
Le organizzazioni chiedono che il genocidio venga insegnato nelle scuole prendendo ad esempio i genocidi di cui la Germania è stata responsabile o di cui è stata beneficiaria consapevole. Fanno appello a Merz affinché sostenga questo progetto di politica educativa, poiché rappresenta un importante contributo alla prevenzione del genocidio e rafforza l’empatia, la tolleranza e la comprensione della democrazia in società aperte alle migrazioni.
Secondo le organizzazioni, le conseguenze del genocidio si fanno sentire ancora oggi: la violenza genocida si è ripetuta nella storia armena, da ultimo nel 2022/23, quando la popolazione dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh) è stata sottoposta a un blocco di nove mesi e infine espulsa. Otto ex membri del governo della Repubblica dell’Artsakh sono stati arrestati mentre lasciavano il Paese e condannati, in processi farsa illegali, a lunghe pene detentive. Tra loro figura anche l’ex presidente della Repubblica dell’Artsakh, Arajik Harutjunjan, condannato all’ergastolo.
In occasione del vertice della Comunità politica europea (CPE) il 4 maggio 2026 e del vertice UE-Armenia il 5 maggio 2026, si esorta il governo federale a impegnarsi attivamente per i seguenti obiettivi:
– l’immediato rilascio degli otto ex membri del governo del Karabakh e di tutti gli armeni detenuti per motivi politici;
– la garanzia del diritto al ritorno per gli oltre 106.000 sfollati dall’Artsakh (Nagorno-Karabakh);
– negoziare un accesso sicuro all’Artsakh (Nagorno-Karabakh) e proteggere i beni culturali secolari e sacri che attualmente vengono sistematicamente distrutti, tra cui la chiesa di San Giacomo a Stepanakert;
– una politica di integrazione più efficace e socialmente sostenibile per le persone sfollate dall’Artsakh (Nagorno-Karabakh) e sostegno alle persone colpite.
Senza un’elaborazione giuridica e sociale della storia recente, dolorosa e segnata dalla violenza, non è possibile una riconciliazione duratura con l’Azerbaigian. La nazione armena non deve giungere alla conclusione che la ‘riconciliazione’ avvenga esclusivamente a sue spese.