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COP17: i popoli indigeni devono avere potere decisionale nella tutela della biodiversità

Giornata della resistenza indigena (12 ottobre)

Bolzano, Göttingen, 12 ottobre 2026

Le barriere coralline sono hotspot di biodiversità particolarmente a rischio. Foto: Jim E Maragos, U.S. Fish and Wildlife Service, Public Domain

In occasione della Giornata della resistenza indigena del 12 ottobre, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) chiede che i popoli indigeni siano riconosciuti come attori a pieno titolo nella tutela della biodiversità. I loro territori sono hotspot di biodiversità, perché i popoli indigeni li difendono quotidianamente dai rischi di sfruttamento intensivo. Per questo motivo devono poter partecipare alle decisioni relative alla tutela di queste aree, su un piano di parità, anche in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità.

Il Quadro globale sulla biodiversità, adottato nel 2022, riconosce l’importante ruolo delle popolazioni indigene nella tutela della natura e obbliga gli Stati a rispettare i loro diritti e a garantire la loro effettiva partecipazione. Alla Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità COP17, che si terrà dal 19 al 30 ottobre a Yerevan, in Armenia, non dovrebbero quindi essere in alcun modo ridotti al ruolo di semplici comparse. Chi definisce le popolazioni indigene partner indispensabili nella tutela della biodiversità, ma ne nega il potere decisionale, sottovaluta il loro ruolo: essi non sono semplicemente soggetti interessati dalle misure di tutela o fornitori di preziose conoscenze, bensì attori politici autonomi, dotati di diritti e di una propria visione di come gli esseri umani vogliano convivere con il proprio ambiente. Chi partecipa ai negoziati internazionali, ma non può influire né sull’ordine del giorno né sulle regole né sul modo in cui vengono gestite le proprie conoscenze, siede sì formalmente al tavolo delle trattative, ma non decide su un piano di parità.

La GfbV esorta pertanto i governi europei a impegnarsi, in occasione della COP17, per il riconoscimento e la tutela dei diritti territoriali e fondiari delle popolazioni indigene, per un’efficace partecipazione decisionale delle popolazioni indigene alle misure di tutela della biodiversità, nonché per la protezione delle loro conoscenze tradizionali. Ciò comporta l’obbligo di ottenere il loro consenso libero, preventivo e informato quando i progetti riguardano i loro diritti e territori o intendono avvalersi delle loro conoscenze. Per molti popoli indigeni la biodiversità rappresenta al tempo stesso la base della loro esistenza, una rete di relazioni e oggetto di responsabilità comunitaria. Queste prospettive non sono un mero complemento culturale ai dati scientifici. Le loro prospettive devono contribuire a plasmare le decisioni politiche, anziché essere considerate semplicemente come un complemento culturale.