Bolzano, Göttingen, Sarajevo, 9 ottobre 2026
L’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) esorta l’Unione Europea e i suoi Stati membri ad agire con determinazione alla luce dei crescenti legami politici ed economici tra l’entourage del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la Republika Srpska, parte della Bosnia-Erzegovina. Particolarmente delicati sono la consulenza in materia elettorale fornita alla leadership politica della Republika Srpska da stretti consiglieri politici di Trump, gli interessi economici legati a un progetto sul gas del valore di miliardi e la revoca delle sanzioni statunitensi contro l’ex presidente della RS, Milorad Dodik.
«L’Unione europea deve trarre le conseguenze da questi legami e definire la propria politica nei confronti della Bosnia-Erzegovina in modo indipendente da Washington», dichiara Belma Zulčić, direttrice dell’Associazione per i popoli minacciati in Bosnia-Erzegovina. «L’UE non deve ignorare che stretti consiglieri politici di Trump lavorano per il governo della Republika Srpska e che Dodik attribuisce a Trump il merito del successo elettorale del suo partito. Deve chiarire in modo inequivocabile che la sovranità, l’integrità territoriale e l’ordine costituzionale della Bosnia-Erzegovina non possono essere oggetto di accordi politici o di interessi economici».
La GfbV esorta l’UE a utilizzare i propri strumenti politici ed economici per proteggere la sovranità, l’integrità territoriale e l’ordine costituzionale della Bosnia-Erzegovina. Ora servono sanzioni mirate da parte dell’UE e un esame rigoroso delle relazioni finanziarie e di investimento europee.
Non va dimenticato il motivo per cui Dodik e i principali esponenti della sua cerchia sono stati sottoposti a sanzioni e restrizioni internazionali. Gli Stati Uniti hanno sanzionato Dodik, tra l’altro, per aver ostacolato l’Accordo di Dayton, per attività destabilizzanti e per accuse di corruzione, e in seguito hanno imposto sanzioni anche a numerose persone e aziende della sua rete politica ed economica. Tali sanzioni statunitensi sono state tuttavia revocate nell’ottobre 2025. Anche il Regno Unito, la Germania e l’Austria hanno imposto sanzioni mirate. Finora, tuttavia, non vi sono sanzioni dell’UE contro Dodik o la sua cerchia.
Qualora una decisione comune sulle sanzioni dell’UE contro Dodik e la sua cerchia dovesse essere bloccata, la Germania e gli altri Stati membri dovranno coordinare ed estendere le proprie misure nazionali. Anche i finanziamenti europei non devono rafforzare strutture che indeboliscano le istituzioni statali o mettano in discussione l’integrità territoriale del Paese. Allo stesso tempo, la GfbV chiede, in occasione di grandi progetti energetici, infrastrutturali e di investimento, la completa trasparenza sui titolari effettivi, sui contratti di lobbying e sui possibili conflitti di interesse.
Contesto
I media statunitensi riferiscono che Chris LaCivita, co-responsabile della campagna presidenziale di Trump del 2024, e James Blair, all’epoca direttore politico della campagna, si sarebbero recati nella Republika Srpska immediatamente prima delle elezioni e avrebbero ricevuto ciascuno diverse centinaia di migliaia di dollari USA per la loro consulenza in materia elettorale. Il loro incarico è stato gestito da uno studio legale di Washington ingaggiato dal governo della Republika Srpska.
A ciò si aggiungono contatti personali ai massimi livelli: Željka Cvijanović, membro serbo del Presidium della Bosnia-Erzegovina, stretta alleata politica di Milorad Dodik e esponente di spicco del suo partito SNSD, ha incontrato a settembre alla Casa Bianca la capo di gabinetto di Trump, Susie Wiles. La figlia di quest’ultima, Katie Wiles, si era già recata nella Republika Srpska nel mese di agosto.
Anche altre relazioni di lobbying e d’affari stanno finendo sotto i riflettori. Tra queste figura il previsto “Southern Gas Interconnection”, un progetto di gasdotto del valore stimato di circa 1,7 miliardi di dollari USA. L’azienda statunitense AAFS Infrastructure & Energy, guidata da Joseph Flynn – fratello dell’ex consigliere per la sicurezza di Trump, Michael Flynn – e dall’ex avvocato di Trump, Jesse Binnall, dovrebbe assumere un ruolo centrale in questo progetto. I membri democratici della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti accusano l’amministrazione Trump di aver esercitato pressioni politiche a favore dell’azienda. Nel 2025 Michael Flynn ha operato anche come lobbista retribuito per la Republika Srpska.