Bolzano, Göttingen, 22 giugno 2026
Secondo l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV), l’elezione di Abelardo de la Espriella a nuovo presidente della Colombia segna un cambio di rotta politica. Con la sua promessa di maggiore sicurezza, di un controllo statale più forte e di una maggiore apertura economica, questo esponente della destra intransigente delinea un progetto politico in cui c’è poco spazio per la diversità etnica, i diritti collettivi e il diritto delle popolazioni indigene di decidere in merito ai propri territori.
Sebbene in Colombia vivano oltre 1,9 milioni di membri delle popolazioni indigene e il Paese si definisca costituzionalmente uno Stato plurietnico e multiculturale, i loro diritti non rivestono quasi alcun ruolo nel programma del vincitore delle elezioni. Considerata l’importanza dei territori indigeni per molti dei progetti previsti, ciò è motivo di preoccupazione. Complessivamente, nel Paese sono riconosciuti più di 115 popoli indigeni.
L’elezione di Abelardo de la Espriella rappresenta una tendenza regionale che antepone il controllo statale, lo sfruttamento delle materie prime e una politica del pugno di ferro ai diritti delle minoranze e alla diversità sociale. Per i popoli indigeni questo è un segnale d’allarme.
La campagna elettorale ha messo chiaramente in luce le diverse visioni sul futuro della Colombia. Mentre il candidato sconfitto Cepeda si è presentato con una candidata indigena alla vicepresidenza e ha espressamente sottolineato la diversità etnica del Paese come valore politico, i diritti delle popolazioni indigene hanno avuto, nella migliore delle ipotesi, un ruolo secondario nella campagna elettorale di de la Espriella. Il pericolo che ne deriva per le popolazioni indigene risulta particolarmente evidente se si considerano i piani economici del futuro presidente. De la Espriella punta sullo sviluppo del settore delle materie prime e dell’energia e durante la campagna elettorale si è espresso a favore dell’introduzione del fracking.
Molti dei progetti economici annunciati riguardano regioni in cui vivono comunità indigene che esercitano diritti collettivi. In tali contesti, gli interessi economici e il controllo statale si scontrano con i diritti all’autodeterminazione e alla partecipazione delle comunità indigene.