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Rispettare i diritti degli sfollati del Nagorno-Karabakh

Conferimento del Premio per la Pace dell’Assia al Primo Ministro armeno

Bolzano, Göttingen, 16 settembre 2026

Tessa Hofmann (al microfono) durante una manifestazione per i diritti umani contro l'espulsione degli armeni dall'Arzach/Nagorno-Karabakh davanti alla Cancelleria federale a Berlino il 23 settembre 2023. Foto: Nora Erdmann/GfbV

In occasione della consegna del Premio per la Pace dell’Assia al primo ministro armeno Nikol Pashinyan, prevista per il 18 settembre 2026 presso il Parlamento regionale dell’Assia, l’Associazione per i Popoli Minacciati (GfbV), insieme ad altre quattro organizzazioni, rivolge oggi un appello alla presidente del Parlamento regionale, ai membri del Parlamento regionale dell’Assia e al comitato del Premio per la Pace dell’Assia. I firmatari si pronunciano espressamente a favore di una pace duratura tra Armenia e Azerbaigian. Una tale pace, tuttavia, potrà essere giusta e sostenibile solo se si terrà conto dei diritti della popolazione armena sfollata con la forza dal Nagorno-Karabakh, sulla base del diritto internazionale e della Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio.

Con l’assegnazione del premio, il Parlamento regionale dell’Assia non deve ignorare i gravi crimini, le sofferenze delle persone colpite e la continua distruzione del millenario patrimonio culturale armeno e cristiano nel Nagorno-Karabakh da parte dell’Azerbaigian. Altrimenti si corre il rischio che il riconoscimento non contribuisca a superare il conflitto, ma venga percepito come un tentativo di nascondere i crimini commessi.

Nel loro appello, le organizzazioni ricordano la responsabilità storica della Germania: solo 101 anni dopo l’inizio del genocidio degli armeni e di altre minoranze cristiane nell’Impero ottomano, nel giugno 2016 il Bundestag tedesco ha riconosciuto ufficialmente tali crimini. A dieci anni da quella risoluzione e alla luce degli eventi verificatisi nel Nagorno-Karabakh nel 2023, si pone con rinnovata urgenza la questione delle conseguenze derivanti da tale assunzione di responsabilità. Il Parlamento Europeo è stata la prima istituzione a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno nel 1987 e all’interno dell’Unione Europea, ad oggi, sono 17 i Paesi che lo riconoscono: l’Italia ha riconosciuto ufficialmente il genocidio armeno il 10 aprile 2019.

L’appello valuta inoltre in modo critico la situazione interna dell’Armenia: sotto il governo di Pashinyan, la Chiesa apostolica armena è sottoposta a crescenti pressioni da parte dello Stato; alcuni ecclesiastici, tra cui arcivescovi, sono stati arrestati e sottoposti a divieti di viaggio. Le forze dell’opposizione che si battono per i diritti degli sfollati sono soggette a pressioni politiche e a detenzioni motivate da ragioni politiche. Inoltre, Pashinyan ha ripetutamente attaccato pubblicamente e con durezza gli sfollati, attribuendo in parte a loro la responsabilità del proprio esilio. Secondo i firmatari, un simile trattamento riservato alle persone colpite è in preoccupante contrasto con un premio per la pace conferito in riconoscimento dei valori democratici e della risoluzione pacifica dei conflitti.

I firmatari fanno quindi appello al Parlamento regionale dell’Assia e al Consiglio di amministrazione del Premio per la Pace dell’Assia affinché colgano l’occasione del conferimento del premio a Pashinyan per affrontare chiaramente le questioni aperte e le conseguenze irrisolte del conflitto. Tra queste figurano in particolare:
– il diritto, tutelato dal diritto internazionale, degli armeni sfollati dal Nagorno-Karabakh a un ritorno sicuro e dignitoso;
– l’immediato rilascio dei 19 ostaggi armeni tuttora detenuti a Baku;
– la protezione efficace e sotto controllo internazionale del patrimonio culturale armeno nel Nagorno-Karabakh.

I firmatari dell’appello sono il Consiglio Centrale degli Armeni in Germania (ZAD), l’Associazione per i Popoli Minacciati (GfbV), il Gruppo di lavoro “Riconoscimento – Contro il genocidio, per la comprensione tra i popoli” e.V., l’Associazione per la promozione di un memoriale ecumenico per le vittime del genocidio nell’Impero Ottomano (FÖGG) e.V. e Christian Solidarity International (CSI).