Bolzano, Göttingen, 10 aprile 2026
Secondo l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM/GfbV) e le organizzazioni indigene, l’approvazione di una nuova legge agricola in Bolivia potrebbe portare a un aumento dei conflitti fondiari e indebolire notevolmente i diritti fondiari delle popolazioni indigene. La “Ley 157”, che facilita la trasformazione delle piccole aziende agricole in aziende di medie e grandi dimensioni, rafforza soprattutto gli interessi dell’agroindustria.
Questa legge è emblematica di una politica che antepone gli interessi economici ai diritti dei popoli indigeni tutelati dalla Costituzione. Nel processo legislativo, in particolare, i diritti fondamentali di consultazione delle comunità indigene non sono stati sufficientemente presi in considerazione. I diritti collettivi sulla terra delle comunità indigene vengono indeboliti dalla legge, mentre allo stesso tempo vengono rafforzati gli attori dell’agroindustria.
Ufficialmente, la riforma dovrebbe migliorare l’accesso al credito e promuovere gli investimenti. Tuttavia, un’alleanza di 50 organizzazioni indigene e della società civile boliviana avverte che ciò sta innescando un cambiamento fondamentale: un allontanamento dalla funzione sociale della terra verso la sua crescente commercializzazione. Vediamo qui uno sviluppo pericoloso: la terra diventa sempre più oggetto di speculazione, mentre la sua importanza per la sopravvivenza e l’identità culturale delle comunità indigene passa in secondo piano. Ciò ha conseguenze di vasta portata per le forme di proprietà collettiva e i territori indigeni. Per le comunità indigene cresce il rischio di perdita di terra, indebitamento e espulsione. Con il futuro dei loro territori è in gioco anche la stabilità dei sistemi alimentari dei piccoli agricoltori.
La legge potrebbe inoltre legittimare a posteriori le forme esistenti di concentrazione fondiaria e favorire la nascita di nuove strutture proprietarie su vasta scala. Le organizzazioni della società civile avvertono che i problemi esistenti di concentrazione fondiaria non vengono risolti, ma ulteriormente aggravati. Inoltre, viene indebolito uno strumento di controllo centrale del diritto agrario boliviano: la cosiddetta funzione economico-sociale (FES) della terra, che dovrebbe garantire che i terreni siano utilizzati nell’interesse pubblico e non servano alla speculazione.
Secondo l’APM/GfbV, occorre valutare in modo particolarmente critico le condizioni quadro della politica economica internazionale. Sebbene la Bolivia non faccia ancora parte dell’accordo UE-Mercosur, è considerata un potenziale partner futuro. Se si portano avanti accordi commerciali come quello UE-Mercosur, si rafforza un modello orientato all’espansione, alle monocolture e all’esportazione. Ciò comporta rischi considerevoli per il clima, la biodiversità e i diritti delle comunità locali. Insieme a numerose altre organizzazioni della società civile, l’APM/GfbV avverte che la crescente domanda di materie prime agricole nel quadro di tali accordi commerciali potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sulla terra e sulle risorse e rafforzare ulteriormente un modello agricolo sconsiderato e orientato all’esportazione – un modello in cui i diritti delle popolazioni indigene vengono sempre più calpestati.