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L’"unità etnica" è sterminio culturale – No alla legge sull’unità della Cina!

Manifestazione per i diritti umani davanti all’ambasciata cinese a Berlino (1 luglio)

Bolzano, Göttingen, 24 giugno 2026

Gruppo di uomini uiguri. Foto: Rainer Feldbacher

In occasione dell’entrata in vigore della “Legge cinese per la promozione dell’unità etnica e del progresso”, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV), la Tibet Initiative Deutschland, il Congresso mondiale degli uiguri (WUC) e Freiheit für Hongkong organizzano una manifestazione a Berlino contro la legalizzazione della politica di assimilazione portata avanti dalla Cina da decenni.

Con la loro iniziativa, all’insegna dello slogan “Unità etnica” = sterminio culturale – Contro la legge sull’unità della Cina!, le organizzazioni intendono richiamare l’attenzione sulle conseguenze devastanti per le comunità etniche e religiose in Cina.
La legge sancisce come diritto vigente ciò che il Partito Comunista Cinese pratica da tempo nei confronti di tibetani, uiguri, mongoli, hui e altre comunità: la subordinazione della lingua, della religione, dell’istruzione e della famiglia a una concezione di unità cinese-han imposta dall’alto. Queste comunità devono essere costrette a conformarsi a un’unica identità imposta dallo Stato. L’assimilazione forzata della diversità culturale sotto il pretesto di “unità e progresso” comporta, per le persone coinvolte, la cancellazione della loro cultura e identità. Il governo cinese agisce con brutale durezza. Ricorre a campi di rieducazione, lavori forzati, pene detentive arbitrarie e persecuzioni in esilio per reprimere e intimidire i gruppi etnici e religiosi.

L’APM/GfbV muove anche aspre critiche alla linea del governo tedesco. Durante i viaggi in Cina del cancelliere federale Friedrich Merz e della ministra dell’Economia Katherina Reiche quest’anno, l’attenzione si è concentrata sull’accesso al mercato, sulla concorrenza e sulle materie prime. Non si sono tenuti incontri con la società civile e la situazione dei diritti umani è rimasta una nota a margine. Chi fa affari con Pechino non può tacere di fronte all’annientamento della diversità culturale e dei diritti umani vigenti. Il governo tedesco antepone l’accesso al mercato per le imprese tedesche e il commercio alla propria posizione di principio. In questo modo si rende corresponsabile. L’APM/GfbV giudica particolarmente critica l’intenzione di smantellare la legge tedesca sulla due diligence nella catena di approvvigionamento, mentre la Cina estende il lavoro forzato attraverso i trasferimenti di manodopera in tutto il Paese.

La manifestazione si terrà:
Mercoledì 1 luglio 2026,
dalle 9 alle 11
davanti all’Ambasciata cinese, Märkisches Ufer 54, Berlino