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Nuova escalation in Medio Oriente

Una guerra tra Siria e Libano avrebbe conseguenze devastanti per le minoranze

Bolzano, Göttingen, 24 giugno 2026

La città di Peki'in, nella Galilea Alta occidentale, decorata con le bandiere della comunità drusa.

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM/GfbV) mette in guardia dal rischio di una nuova guerra in Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato, in occasione del vertice del G7 in Francia, e ribadito che la Siria avrebbe combattuto contro Hezbollah, il movimento libanese sostenuto dall’Iran.

Sebbene il leader siriano al-Scharaa abbia respinto la proposta di Trump, molti indizi suggeriscono che il capo degli islamisti siriani sarebbe ben disposto a combattere contro gli odiati sciiti in Libano. Se dovesse ricevere il via libera dagli Stati Uniti, dalla Turchia e dal Qatar e se Israele non dovesse opporsi, potrebbe profilarsi una nuova guerra. Hezbollah, il movimento sciita sostenuto dall’Iran, ha combattuto per anni al fianco del dittatore siriano Bashar al-Assad contro gli islamisti sunniti e altri gruppi dell’opposizione siriana.

Non è chiaro se Trump intenda davvero mettere in atto questa proposta. Arrivano notizie che alcuni islamisti radicali provenienti dalla Siria avrebbero già attraversato il confine libanese e si troverebbero nel nord del Libano. Una nuova guerra tra Siria e Libano rappresenterebbe un’ulteriore catastrofe per entrambi i Paesi già devastati dal conflitto. Le conseguenze sarebbero devastanti, in particolare per le minoranze. Gli altri governi della NATO non si sono ancora espressi sui piani di Trump.

In Libano vivono complessivamente sei milioni di persone. Quasi l’intera popolazione appartiene alla maggioranza araba. Esiste inoltre una minoranza armena, che costituisce circa il quattro per cento della popolazione, nonché altre minoranze più piccole. Non vi è una singola comunità religiosa dominante: i musulmani sunniti e i cristiani sono le comunità religiose più numerose, con circa il 30 per cento ciascuno. Il Libano è uno dei pochi paesi del Medio Oriente in cui vivono, e possono vivere, numerosi cristiani. Altre comunità religiose significative sono i musulmani sciiti e i drusi. Nel paese si trovano inoltre circa 1,5 milioni di rifugiati siriani e da 210.000 a 450.000 rifugiati palestinesi.

Molte zone del Libano sono quotidianamente oggetto di attacchi da parte dell’aeronautica militare israeliana, in risposta agli attacchi sferrati dalla milizia di Hezbollah contro Israele. In Libano molte persone sono in fuga. Anche la situazione economica è di poco migliore rispetto a quella della Siria. Un intervento degli islamisti siriani in Libano potrebbe destabilizzare ulteriormente il già fragile equilibrio tra le confessioni religiose. Una guerra in Libano sarebbe una catastrofe non solo per la popolazione sciita e sunnita del Paese, ma anche per le comunità cristiana e drusa.

In Siria, dopo anni di guerra civile e la presa di potere da parte del gruppo islamista HTS guidato da al-Sharaa, la situazione rimane caotica. Molti conflitti sono irrisolti e potrebbero riaccendersi in qualsiasi momento. In Siria non sono state risolte né la questione drusa, né quella alawita, né quella curda. Milioni di profughi siriani si trovano ancora nei paesi confinanti e non sono tornati in patria. La situazione economica è catastrofica. In Siria manca di tutto: fonti energetiche, medicinali e acqua potabile.

L’intera infrastruttura versa in condizioni desolate. La situazione in Libano non è migliore. Il nuovo leader siriano al-Scharaa può sembrare retoricamente equilibrato, ma in realtà persegue una politica di completa islamizzazione del Paese e di instaurazione di una dittatura. In Siria continuano a verificarsi quotidianamente rapimenti e stupri di donne, nonché attacchi contro drusi, alawiti, curdi e cristiani.