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Atleti respinti ai Mondiali di calcio: divieto di ingresso per i musulmani, tappeto rosso per gli islamisti

Bolzano, Göttingen, 10 giugno 2026

Omar Artan, selezionato dalla FIFA tra i 52 arbitri per i Mondiali 2026 e nominato miglior arbitro africano nel 2025, è stato respinto all'arrivo a Miami dopo un volo da Istanbul. Foto: Fédération Guinéenne Football, Public Domain

Alla luce dei divieti di ingresso imposti dall’amministrazione statunitense agli atleti provenienti da paesi musulmani, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM/GfbV) accusa il governo Trump di ipocrisia e comportamento razzista. Mentre gli Stati Uniti sostengono stretti alleati come il Qatar e la Turchia, responsabili dell’armamento e del finanziamento di islamisti radicali, i singoli musulmani vengono discriminati e penalizzati. Un esempio è il trattamento riservato all’arbitro somalo Omar Artan, designato per i Mondiali. Anche gli atleti provenienti dall’Iran e da altri paesi a maggioranza musulmana sono oggetto di discriminazioni.

Il modo in cui l’amministrazione Trump tratta il nuovo leader siriano, che in passato figurava nelle liste antiterrorismo del paese come jihadista di alto rango, dimostra tuttavia l’ipocrisia degli Stati Uniti e dell’intera politica occidentale. Nonostante i crimini comprovati in Iraq e in Siria, le autorità statunitensi lo hanno cancellato dalla lista dei terroristi per interessi geopolitici e gli hanno permesso più volte di entrare negli Stati Uniti – anche perché sono affluiti molti soldi dal Qatar e da altri Stati del Golfo. Anche il governo tedesco ha steso il tappeto rosso a Berlino per questo importante islamista, che fino a poco tempo fa operava con il nome di battaglia Abu Mohamed al-Jolani.

In Somalia, patria dell’arbitro respinto, il governo turco guidato dal presidente Erdogan sostiene le milizie islamiste. Proprio come i nuovi detentori del potere siriani, per questo viene corteggiato dagli Stati Uniti e da altri paesi della NATO e non viene condannato. Non si tratta solo di singoli casi e persone: i musulmani sono nel complesso svantaggiati e discriminati, mentre l’Islam politico e gli islamisti violenti sono considerati partner dagli stessi politici e governi. Se si trattasse davvero di interessi di sicurezza, la lotta sarebbe rivolta all’Islam politico radicale e non ai singoli musulmani, che sono essi stessi vittime di regimi e di milizie.