Bolzano, Göttingen, 26 agosto 2026
Le organizzazioni per i diritti umani, Associazione per i Popoli Minacciati (APM/GfbV) e FIAN Germania invitano il governo federale tedesco a far esaminare in modo indipendente l’impatto sui diritti umani dei progetti tedeschi di tutela ambientale e di sviluppo in Tanzania, e a prendere sul serio i relativi reclami delle comunità Masai. L’occasione è la visita di una delegazione governativa e di sviluppo tedesca il 17 agosto 2026 a Loliondo, in Tanzania. Alla delegazione hanno partecipato rappresentanti del Ministero federale per la Cooperazione economica e lo Sviluppo (BMZ), della Società tedesca per la Cooperazione Internazionale (GIZ), dell’Istituto di Credito per la Ricostruzione (KfW), della Società Zoologica di Francoforte (ZGF) nonché dell’ambasciata tedesca a Dar es Salaam.
In un incontro con le istituzioni tedesche, rappresentanti Masai e organizzazioni della società civile tanzaniana avevano espresso gravi preoccupazioni riguardo ai diritti fondiari, ai mezzi di sussistenza e alla partecipazione dei Masai, nonché all’attuale politica di tutela ambientale. In una dichiarazione congiunta del 24 agosto, essi chiedono un’indagine indipendente, trasparente e basata sui diritti umani in merito ai loro reclami.
La cooperazione allo sviluppo tedesca non può finanziare progetti di tutela ambientale che violano i diritti della popolazione interessata. Il governo federale non può appellarsi al fatto che le autorità tanzaniane siano responsabili di quanto avviene sul posto. Chi finanzia, co-progetta e sostiene politicamente dei progetti, porta anche la responsabilità del loro impatto sui diritti umani. Il governo federale deve esprimersi pubblicamente sulle accuse e garantire che i fondi tedeschi per lo sviluppo non vengano utilizzati per lo sfollamento dei Masai.
“Tutela ambientale con le comunità, non sopra le comunità” è la richiesta centrale delle organizzazioni tanzaniane. La GfbV e FIAN si uniscono al loro appello al BMZ affinché riconosca formalmente i reclami presentati e avvii una procedura d’indagine indipendente. In tale processo le comunità interessate dovrebbero essere coinvolte direttamente e in modo confidenziale. Le organizzazioni chiedono inoltre una verifica dei progetti riguardo ai diritti fondiari e di partecipazione, nonché al principio del consenso libero, preventivo e informato (FPIC), vincolante secondo il diritto internazionale, che protegge i popoli indigeni da espropriazione, accaparramento di terre e sfollamento. I risultati e le misure che ne derivano dovrebbero essere comunicati in modo trasparente.
Gli standard sui diritti umani non dovrebbero entrare in gioco solo quando un progetto di sviluppo ha già causato conflitti. Essi devono essere alla base della pianificazione, del finanziamento e dell’attuazione fin dall’inizio.
Nella loro dichiarazione, i Masai chiedono inoltre a KfW e ZGF di rendere noto quali standard di protezione dei diritti dei popoli indigeni si applichino ai loro progetti in Tanzania e come vengano garantiti la partecipazione, il FPIC, la protezione della terra e dei mezzi di sussistenza, nonché meccanismi di reclamo funzionanti. La ZGF e la KfW devono illustrare come questi standard siano stati concretamente attuati, e rendere accessibili agli interessati i risultati delle indagini finora condotte. Alla GIZ le organizzazioni chiedono una revisione della sua precedente analisi su Loliondo, che dovrebbe tenere maggiormente conto di quanto le politiche restrittive di tutela ambientale e di uso del suolo contribuiscano esse stesse all’insicurezza dei mezzi di sussistenza.
– Dichiarazione dei rappresentanti dei Masai e delle organizzazioni della società civile tanzaniana https://cache.pressmailing.net/content/e9c7e332-7a6e-4006-90f1-0f22dcbef949/Statement%20on%20BMZ,%20GI~bassy_24%20August.pdf