Bolzano, Göttingen, 4 settembre 2026
In occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze indigene, il 5 settembre, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) ricorda l’attivista indigena boliviana Lucila Mejía Soto de Morales. È morta il 29 agosto 2026 all’età di 77 anni. Mejía è stata una delle pioniere dell’organizzazione politica delle donne indigene e contadine in Bolivia ed è stata la fondatrice e prima presidente della futura organizzazione “Bartolina Sisa”.
La Giornata internazionale delle donne indigene è stata istituita nell’ottobre 2025 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e quest’anno viene celebrata per la prima volta <www.un.org/en/observances/indigenous-women-day>. La giornata ha origine in Bolivia. È stata istituita nel 1983 durante il Secondo Incontro delle Organizzazioni e dei Movimenti delle Americhe a Tihuanacu, in onore di Bartolina Sisa, una donna aymara che nel XVIII secolo guidò la resistenza contro l’oppressione coloniale e fu giustiziata il 5 settembre 1782.
Lucila Mejía si è impegnata per decenni affinché le donne indigene e contadine potessero rappresentare autonomamente i propri interessi politici e rivendicare i propri diritti collettivi. Il suo impegno è un esempio per l’organizzazione politica delle donne indigene che, in molti paesi dell’America Latina, lottano per i diritti delle loro comunità, dei loro territori e per la partecipazione politica. Lucila Mejía è nata il 31 ottobre 1948 a Chiarumani, nella provincia di Aroma, nel dipartimento di La Paz, in Bolivia. Già all’età di dodici anni si trasferì a Cochabamba, dove lavorò come collaboratrice domestica. Le esperienze di quel periodo hanno plasmato il suo successivo impegno a favore dei diritti delle donne indigene e contadine.
Lucila Mejía appartiene a una generazione di donne indigene che si sono organizzate contro l’emarginazione politica e sociale delle loro comunità e, in particolare, contro la marginalizzazione delle donne all’interno di queste strutture. Con la fondazione delle “Bartolinas”, Mejía ha creato un’organizzazione politica autonoma per le donne indigene e contadine. In questo modo ha reso evidente che la partecipazione politica delle donne indigene non è solo una questione di rappresentanza. Essa è determinante per stabilire se le comunità possano decidere autonomamente in merito alla propria terra, alle proprie risorse e al proprio futuro.
Oggi le conquiste politiche delle donne indigene in tutto il mondo sono sottoposte a una pressione sempre maggiore. Ovunque Stati, imprese e altri attori si contendano la terra, le risorse naturali e le possibilità di influenza politica, sono soprattutto i diritti delle comunità indigene a finire nel mirino. Le donne indigene che rappresentano le loro comunità sono particolarmente a rischio.
Anche gli sviluppi in Bolivia dimostrano quanto siano ancora attuali le questioni per cui Mejía si è battuta: la rappresentanza indigena viene messa in secondo piano e anche il Parlamento, che nel frattempo aveva raggiunto la parità di genere, è tornato ad essere fortemente dominato dagli uomini – proprio come il governo, in cui tutti i ministeri sono guidati da uomini. I diritti collettivi sulla terra vengono indeboliti e le organizzazioni indigene vengono escluse dai processi decisionali politici. Le donne indigene sono le prime a subirne direttamente le conseguenze.
La lotta delle donne indigene non è un capitolo chiuso della storia boliviana. Lucila Mejía ha dimostrato cosa può cambiare l’organizzazione politica. La sua eredità ci impegna ad ascoltare oggi e a sostenere le donne che lottano per le loro comunità, i loro territori e il loro diritto all’autodeterminazione.