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La GfbV chiede giustizia e aiuti umanitari per i Rohingya

Rohingya: nove anni dal genocidio

Bolzano, Göttingen, 24 agosto 2026

Campo profughi di Kutupalong a Cox's Bazar, in Bangladesh. Foto: John Owens (VOA), pubblico dominio

A nove anni dall’inizio della più grave ondata di violenza contro i Rohingya in Myanmar, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM/GfbV) commemora le vittime del genocidio e chiede aiuti umanitari per gli sfollati. Il 25 agosto 2017 il Tatmadaw, l’esercito birmano, ha dato il via a massacri sistematici, stupri di massa e alla distruzione di centinaia di villaggi nello Stato di Rakhine. Decine di migliaia di persone sono state uccise, più di 700.000 sono fuggite in Bangladesh. La GfbV e altre organizzazioni per i diritti umani parlano da anni di un genocidio ai danni dei Rohingya. Nei prossimi mesi è attesa una sentenza in merito da parte della Corte internazionale di giustizia (CIJ) nel caso «Gambia contro Myanmar».

La persecuzione sistematica dei Rohingya è iniziata molto prima del 2017 e continua ancora oggi. Il 25 agosto 2017 ha rappresentato un’escalation della violenza, non l’inizio della persecuzione. Leggi discriminatorie, apolidia, privazione dei diritti e violenze ricorrenti hanno costretto i Rohingya alla fuga per decenni. I Rohingya sono stati resi apolidi per legge nel 1982 nella loro patria, il Myanmar, e da allora, se non prima, sono sistematicamente perseguitati. Ad oggi non è stato ancora fatto alcun bilancio. A nove anni dal genocidio, non c’è ancora alcuna assunzione di responsabilità né una prospettiva di ritorno per gli sfollati.

La situazione dei Rohingya è oggi grave come raramente lo è stata in passato. Circa 1,2 milioni di persone vivono nei campi di Cox’s Bazar, in Bangladesh, in condizioni di estrema promiscuità e subiscono le conseguenze dei drastici tagli agli aiuti umanitari internazionali. Più di un terzo del fabbisogno umanitario annuale per il 2026 non è stato ancora coperto. La GfbV esorta il governo federale tedesco e quello italiano a cogliere l’occasione di questo anniversario per aumentare in modo significativo i propri aiuti umanitari a favore dei Rohingya.

Nello Stato di Rakhine, in Myanmar, la situazione è catastrofica: da novembre 2023 la giunta militare blocca le forniture di aiuti umanitari in ampie zone dello Stato. L’Arakan Army, che dal 2024 controlla gran parte dello Stato di Rakhine, commette a sua volta gravi violazioni dei diritti umani contro la comunità rohingya. In queste condizioni non è possibile un ritorno sicuro, volontario, dignitoso e sostenibile. Finché i rohingya saranno apolidi e la loro sicurezza non sarà garantita, qualsiasi discorso sul rimpatrio rimane inaccettabile.

Finché i Rohingya non saranno riconosciuti come cittadini in Myanmar e non cesseranno le gravi violazioni dei diritti umani nello Stato di Rakhine, i Rohingya non devono essere rimpatriati in quella regione. I governi europei devono esercitare pressioni politiche su tutte le parti in conflitto in Myanmar e impegnarsi chiaramente per il ripristino della cittadinanza dei Rohingya.

Invito all’evento commemorativo e informativo a Berlino
Il 25 agosto 2026 alle ore 11, la GfbV, in collaborazione con la Fondazione Asienhaus e rappresentanti della comunità rohingya in Germania, organizza a Berlino un evento commemorativo e di dibattito dal titolo: «Nine Years On: Memory, Justice and the Future of the Rohingya». L’evento riunirà voci della comunità rohingya, organizzazioni della società civile e ospiti del mondo politico. È richiesta la registrazione. Maggiori informazioni su: www.gfbv.de/aktuelles/termine/