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L’APM/GfbV critica la nuova legge sul rimpatrio e lo slogan “Send them back” urlato al Parlamento europeo

L’Unione Europea dovrebbe restituire simbolicamente il Premio Nobel per la Pace

Bolzano, Göttingen, 18 giugno 2026

Un’immagine di filo spinato che stona con il Premio Nobel per la Pace all’UE. Foto: Aleksandar Pasaric, Pexels

L’Associazione per i popoli minacciati (GfbV) critica aspramente l’approvazione da parte del Parlamento europeo del nuovo regolamento UE sul rimpatrio. Particolarmente allarmanti sono stati gli slogan «Send them back» che, dopo la votazione, si sono levati da alcuni settori della destra in Parlamento. Entrambe le cose mettono in luce quanto l’UE si sia allontanata dai valori per i quali nel 2012 le è stato conferito il Premio Nobel per la Pace.

L’Unione Europea è stata insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2012 perché avrebbe dovuto rappresentare la pace, la riconciliazione, la democrazia e i diritti umani. Finché ignora questo mandato, dovrebbe rinunciare al premio e restituirlo simbolicamente, chiede l’APM/GfbV.

Le grida «Send them back» rappresentano una dichiarazione di bancarotta morale. Questi slogan non rappresentano tutti i deputati. Molti parlamentari continuano a difendere i diritti umani, lo Stato di diritto e la dignità di chi cerca protezione. Ma proprio per questo devono essere respinti con ancora maggiore chiarezza: slogan del genere non devono trovare spazio nel cuore della democrazia europea.

Dal punto di vista dell’APM/GfbV, il nuovo regolamento sul rimpatrio rischia di comportare un pericoloso trasferimento delle responsabilità europee all’esterno. Particolarmente colpite sarebbero le persone che già dispongono di scarsa protezione: membri di minoranze minacciate, rifugiati provenienti da zone di guerra e di crisi, oppositori, donne, bambini e persone perseguitate a causa della loro religione, appartenenza etnica o orientamento politico.

Con la sua politica estera ed economica, l’UE alimenta i conflitti e contribuisce a costringere le persone alla fuga. L’UE deve finalmente riconoscere questa responsabilità per le cause della fuga. Solo una politica coerentemente orientata ai diritti umani e delle minoranze, senza doppi standard, può contribuire a combattere efficacemente le cause della fuga.

I diritti umani non si fermano ai confini esterni dell’Europa. L’UE non può espellere chi cerca protezione verso paesi terzi e poi dichiararsi non più competente. L’esternalizzazione della responsabilità comporta anche l’esternalizzazione del controllo, dello Stato di diritto e dell’umanità. È proprio questo che contraddice l’ideale per cui l’UE è stata un tempo insignita del Premio Nobel per la Pace.

L’APM/GfbV esorta l’Unione Europea a rivedere radicalmente il nuovo regolamento sul rimpatrio, a rinunciare ai cosiddetti «hub di rimpatrio» e a riorientare la propria politica in materia di asilo e migrazione in modo coerente alla dignità umana, alla tutela delle minoranze, allo Stato di diritto e alla protezione dal respingimento. Procedure conformi allo Stato di diritto, esame individuale, accesso alla consulenza e protezione dall’espulsione verso paesi in cui si rischia persecuzione o violenza non sono ostacoli burocratici, ma elementi fondamentali dell’ordine democratico.

Il Premio Nobel per la Pace non è mai stato un semplice ornamento per le istituzioni europee. È stato al tempo stesso un riconoscimento e un mandato. Finché l’UE perseguirà una politica che priva di diritti chi cerca protezione, lo scoraggia e lo espelle dallo spazio giuridico europeo, dovrebbe rinunciare a questo premio e restituire simbolicamente la medaglia e il certificato. Chi disumanizza chi cerca protezione, lo priva dei diritti e lo allontana dalla scena pubblica non può definirsi credibilmente vincitore del Premio Nobel per la Pace.

Già nel 2012 l’APM/GfbV aveva accolto con critiche l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace all’UE. Già allora aveva ammonito che il premio non doveva essere inteso come un’autocelebrazione, ma doveva rappresentare un impegno a favore di un concreto lavoro per la pace — ad esempio in relazione alle conseguenze della guerra, del genocidio e delle espulsioni in Bosnia-Erzegovina, nonché alla persistente divisione di Cipro. L’attuale regolamento sul rimpatrio e le richieste di «rimandarli indietro» nel Parlamento europeo dimostrano, secondo l’APM/GfbV, ancora una volta quanto sia diventato ampio il divario tra le aspirazioni dell’UE in materia di politica di pace e la sua realtà politica.