Bolzano, Berlino, 29 aprile 2026
La Commissione europea e i quattro Stati del Mercosur (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay) applicheranno il controverso accordo UE-Mercosur a partire dal 1. maggio 2026.
Con la prevista applicazione della parte commerciale a partire dal 1. maggio, la Commissione europea crea il fatto compiuto prima ancora che la Corte di giustizia dell’Unione europea abbia presentato il proprio parere e il Parlamento europeo abbia espresso il proprio voto. Il Parlamento aveva già deciso il 21 gennaio 2026 di sottoporre l’accordo alla Corte di giustizia per una verifica giuridica.
La rete per un commercio mondiale equo si unisce alle critiche d’oltre oceano di numerose associazioni ambientaliste, agricole, di sviluppo e dei consumatori.
«L’entrata in vigore anticipata del controverso accordo UE-Mercosur, senza attendere la decisione del Parlamento europeo e la verifica da parte della Corte di giustizia, non è solo miope, ma dannosa per la democrazia.»
Ludwig Essig, coordinatore della rete tedesca per un commercio mondiale equo
«BAYER, VW, Thyssenkrupp & Co. non hanno nulla da opporre ai settori corrispondenti nei paesi del Mercosur. Per questo motivo il processo di deindustrializzazione rischia di accelerare ulteriormente, motivo per cui anche la confederazione sindacale transnazionale latinoamericana CCSCS si è espressa chiaramente contro l’accordo. È una beffa che l’accordo commerciale entri in vigore, provvisoriamente, proprio il 1. maggio.
Jan Pehrke (Coordinamento contro i pericoli di BAYER)
«Le comunità indigene rischiano di diventare le maggiori perdenti di questo accordo. Mentre in Europa si discute di vantaggi economici, sul posto aumentano la perdita di terre, gli sfollamenti e la distruzione dell’ambiente. Si ricava profitto economico dai territori indigeni senza che le comunità siano coinvolte in modo equo nelle decisioni.”
Jan Königshausen (referente per i popoli indigeni, Associazione per i popoli minacciati)
Con l’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale, la Commissione europea rende un pessimo servizio ai lavoratori su entrambe le sponde dell’Atlantico. Centinaia di migliaia di posti di lavoro nel Mercosur sono a rischio, mentre i lavoratori dell’agricoltura europea temono per la propria sopravvivenza. Far entrare in vigore questo accordo il 1. maggio è uno schiaffo in faccia a tutti coloro che si battono per buone condizioni di lavoro e salari equi.
Bettina Müller, referente per la politica commerciale e degli investimenti presso PowerShift e.V.
Il contesto
A seguito della decisione del Parlamento di gennaio, la Corte di giustizia dell’Unione europea sta esaminando tre questioni fondamentali:
– in primo luogo, se la suddivisione dell’accordo in una parte commerciale e una parte politica eluda i diritti di partecipazione dei parlamenti nazionali;
– in secondo luogo, se il cosiddetto meccanismo di riequilibrio metta sotto pressione le leggi europee in materia di ambiente, salute e tutela dei consumatori, poiché già nuove norme di protezione potrebbero innescare contromisure in caso di presunta compromissione dei vantaggi commerciali;
– in terzo luogo, se ciò indebolisca il principio di precauzione europeo.
Proprio il meccanismo di riequilibrio è molto controverso: non abolisce automaticamente gli standard esistenti, ma può avere un notevole effetto deterrente sulla legislazione futura. Nuove norme – ad esempio sul regolamento UE sulla deforestazione, sulle catene di approvvigionamento o sulle importazioni agricole – potrebbero essere ritardate o indebolite per paura di contenziosi o contromisure di politica commerciale.
L’accordo è oggetto di critiche nel suo complesso a causa del rischio di deforestazione e delle conseguenze sul clima, della crescente pressione sui prezzi delle aziende agricole, dell’insufficiente tutela dei diritti umani e del lavoro, della possibile pressione sugli standard di tutela ambientale e dei consumatori, nonché di un percepito deficit democratico dovuto alla scissione del trattato.