Bolzano, Göttingen, 3 giugno 2026
L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM/GfbV) critica la nomina del diplomatico statunitense Tom Barrack a inviato speciale del presidente Donald Trump per la Siria e l’Iraq. Secondo l’organizzazione per i diritti umani, questa decisione aggrava la situazione delle minoranze in Siria, che continuano a essere perseguitate dal nuovo regime di Damasco.
Barrack era finora inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria ed è anche ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio aveva inizialmente annunciato la scadenza del suo mandato come inviato per la Siria. Poco dopo, il presidente degli Stati Uniti Trump ha reso noto il suo nuovo incarico.
Secondo l’APM/GfbV, molti membri delle minoranze ritengono Tom Barrack in gran parte responsabile della loro situazione disastrosa. Egli protegge i nuovi governanti islamisti in Siria e minimizza i loro crimini contro le minoranze e le forze democratiche. L’affermazione di Barrack secondo cui la democrazia non sarebbe adatta a questa regione è preoccupante e denigratoria nei confronti delle persone dell’intera regione. Essa mette in luce l’approccio della politica occidentale nei confronti della popolazione in Siria e in tutto il Medio Oriente e dimostra che le aspirazioni democratiche non vengono prese sul serio.
Questa politica porta le persone in Siria a perdere sempre più la fiducia nella democrazia e nei diritti umani. I nuovi detentori del potere in Siria vengono sempre più normalizzati politicamente, mentre continuano a commettere crimini contro le minoranze siriane.
Nella provincia drusa di al-Suwaida, le persone sfollate non possono ancora tornare nei loro villaggi abbandonati. Durante i massacri della popolazione drusa nel sud della Siria nel luglio 2025, migliaia di case sono state bruciate. Persino il regime siriano parla ormai di 7.144 case bruciate. Molte persone sono state uccise durante gli attacchi. Le zone druse che non sono sotto il controllo del regime islamista di Damasco sono ancora isolate dal mondo esterno. Sulle strade di accesso a Damasco continuano ad essere uccisi i drusi. Anche nelle zone alawite sulla costa mediterranea siriana continuano gli omicidi e gli stupri ai danni della popolazione alawita.
Nella cosiddetta zona di “Wadi an-Nasara” (Valle dei Cristiani) nella Siria occidentale, i circa 150.000 abitanti, prevalentemente cristiani, sono sempre più sotto pressione. Gruppi islamisti armati attraversano i villaggi di notte e seminano il terrore tra i cristiani.
Nelle zone curde della Siria settentrionale, le lingue curda e aramaica vengono sistematicamente soppiantate. Sempre più cartelli in curdo e aramaico scompaiono dalle strade e dagli edifici statali, nonostante siano lingue ufficiali nella Regione Autonoma. Molti curdi temono che gli accordi raggiunti non vengano rispettati dal regime di Damasco. Migliaia di curdi, tra cui molte donne che per anni hanno combattuto contro lo “Stato Islamico” (IS) come membri delle Forze Democratiche Siriane (SDF), si trovano ancora nelle prigioni del regime di Damasco.
L’UE non deve lasciare la Siria e il Medio Oriente in balia della politica caotica di Trump. L’Europa ha un interesse diretto a promuovere la stabilità, la democrazia e i diritti umani in Siria. L’instabilità e le dittature portano a ulteriori conflitti, guerre e, in ultima analisi, anche a flussi migratori sempre più ampi verso l’Europa.