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Ancora nessuna sicurezza per le minoranze in Iraq e in Siria

12. anniversario del genocidio della popolazione yazida (3 agosto)

Bolzano, Göttingen, 31 luglio 2026

Un cimitero distrutto yezida in Iraq del Nord. Foto: Prof. Dr. Jan Ilhan Kizilhan / GfbV

In occasione del 12. anniversario del genocidio della popolazione yazida in Iraq perpetrato dal cosiddetto “Stato Islamico” (IS), l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM/GfbV) denuncia che l’elaborazione di quanto accaduto sia stata trascinata e che non siano state tratte conseguenze efficaci. Le Nazioni Unite hanno riconosciuto tali azioni come genocidio. In Italia è stata presentata una mozione di riconoscimento del genocidio già nel 2016, ma la decisione è ancora oggetto di discussione. Tuttavia, dall’Europa si levano ripetutamente voci che chiedono di rimpatriare gli yazidi, vittime del genocidio, verso l’Iraq, uno stato instabile. I membri delle minoranze cristiane ed altre minoranze non sono al sicuro in Iraq e nella Siria, l’ultima governata dagli islamisti. Espellerli per motivi populistici metterebbe immediatamente a rischio la loro vita.

Inoltre, l’IS è ancora in ascesa, almeno dal punto di vista ideologico. La mancanza di strutture statali in entrambi i paesi non consente di garantire uno standard minimo di sicurezza per le minoranze etniche e religiose. Nel Kurdistan iracheno la situazione rimane difficile. Sebbene circa due anni fa sia stato eletto un nuovo parlamento, i partiti curdi rivali non riescono a trovare un accordo sulla formazione di un governo comune. In Siria, a pochi chilometri da Sinjar (Shingal), luogo del genocidio degli yazidi, gli islamisti sunniti, tra cui anche l’IS, sono al potere – sostenuti dalla Turchia, dagli Stati Uniti e da altri governi occidentali.

La politica arbitraria dell’amministrazione Trump alimenta ulteriore caos nella regione. Gli Stati Uniti non hanno piani né strategie realistici né per la guerra contro l’Iran né per gli sviluppi in Siria o in Iraq. Una nuova guerra su vasta scala tra sunniti e sciiti in Medio Oriente rimane ancora possibile. Tutto ciò rende l’Iraq e la Siria luoghi insicurissimi per gli yazidi e altre minoranze. Tra il 2013 e il 2015, una guerra di questo tipo ha permesso all’IS di rafforzarsi e ha fatto sì che le minoranze si trovassero intrappolate tra i fronti. Una conseguenza è stato il genocidio degli yazidi nel 2014.

Il 3 agosto 2014 l’IS ha attaccato la comunità yazida a Sinjar, nel nord dell’Iraq, uccidendo almeno 5.000 persone. Circa 7.000 donne e ragazze sono state ridotte in schiavitù. 2.000 di loro sono ancora oggi considerate disperse. Da allora Sinjar è stata in gran parte distrutta. Mancano strutture statali, infrastrutture e assistenza medica. Inoltre, il governo centrale iracheno e il governo regionale del Kurdistan si contendono il controllo della regione di Sinjar.