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Musica e letteratura come armi della resistenza Tanya Tagaq: un’artista contemporanea del Canada

Di Regina Sonk

Tanya Tagaq è cresciuta ai margini dell’Oceano Artico canadese. È un’artista Inuk unica e potente. Il suo canto gutturale innovativo e le sue performance impressionanti sfidano e ispirano il pubblico. Allo stesso tempo, supera i confini, scuote e accusa.

Tanya Tagaq sul palco nel 2010. Foto: Luis Alvaz/Wikipedia BY-SA 4.0

Nostra madre sarà arrabbiata
E la sua vendetta sarà veloce
Sprechiamo la sua terra e le succhiamo il sangue dolce e nero per bruciarlo

Le prime frasi della canzone “Retribution” (vendetta) inserita nell’omonimo album parlano di un mondo fuori equilibrio per colpa dell’uomo. “Retribution” è stato pubblicato nel 2016 ed è considerato il lavoro più politico di Tanya Tagaq. I brani tematizzano la violenza e gli stupri contro donne e bambini così come contro la terra e l’ambiente.

“Volevo tracciare una linea di demarcazione tra l’appropriazione non consensuale della terra, lo sfruttamento non consensuale delle risorse non rinnovabili e il terrore quotidiano che ci infliggiamo gli uni agli altri e soprattutto alle donne”, spiega Tagaq in un’intervista rilasciata alla rivista online “Pitchfork” nel 2016. L’album è dedicato anche alle persone che perdiamo a causa dei suicidi. “Retribution” parla di violenza, abusi sessuali e alcolismo. Parla di sopravvivenza, del continuare a vivere e andare avanti. I temi principali che attraversano l’arte di Tagaq sono le origini e i segni lasciati dalla violenza coloniale sugli Inuit. Le conseguenze dell’oppressione, del sistema dei convitti e dei trasferimenti forzati di popolazione sono tuttora evidenti tra la popolazione Inuit del Canada e si palesano nei dati statistici particolarmente alti riguardanti l’alcolismo, i tassi di suicidio e di femminicidio.

Nunavut: ai margini del mare glaciale artico

Il mondo che Tagaq descrive e da cui proviene è una delle regioni abitate più settentrionali del mondo. L’artista 48enne, appartenente alla popolazione Inuk, è cresciuta in una piccola comunità indigena di Cambridge Bay (Inuit: Ikaluktuutiak) nel territorio di Nunavut.
Nunavut (la nostra terra) è il territorio degli Inuit situato ai margini del Mare glaciale artico canadese. Fondato come territorio nel 1999, il Nunavut comprende un’ampia parte dell’Artico.

Da bambina, Tagaq percepiva la piccola cittadina circondata da una vasta distesa di ghiaccio come opprimente e non desiderava altro che andarsene. Oggi, da adulta, è orgogliosa delle sue origini e dell’impronta culturale unica che la sua infanzia le ha lasciato. La sua arte riflette il suo profondo legame con la propria eredità culturale e con la natura. Nell’intervista rilasciata a Pitchfork l’artista racconta cosa significhi per la sua identità indigena: “Sono cresciuta in una piccola città in mezzo al nulla, conosco il paese e so cosa eravamo un tempo. E a volte si risveglia in me. Non andavo a caccia da molto tempo quando una volta sono andata a caccia di foche con alcuni anziani. Non mangiavo carne di foca cruda da molto tempo. Quando gli altri mangiarono il fegato crudo, un anziano me ne offrì un po’. Nella mia testa ho pensato: “Devo farlo perché sono una Inuk e sarebbe strano se non lo facessi”. Ho messo in bocca la carne e la mia spina dorsale si è come sollevata un po’ alla volta. Ho sentito un formicolio di calore attraversarmi tutto il corpo. Si è risvegliato qualcosa in me che mi ha ricordato come era la vita centinaia di anni fa: mi ha ricordato che siamo animali e che centinaia di anni fa facevamo proprio questo. La tecnologia di oggi non è ciò che siamo. Mi ha ricordato cosa manca nella mia vita”.

Musica come atto di resistenza

Da adolescente Tanya Tagaq lascia la sua casa per andare in collegio. A differenza di quanto accaduto alle generazioni di indigene prima di lei e che in collegio hanno subito abusi e torture, per Tagaq il collegio è un’esperienza positiva. All’età di 15 inizia a studiare il canto di gola tradizionale degli Inuit. Imparare questa pratica per Tagaq significa avvicinarsi alle sue radici e alla sua spiritualità. Il canto gutturale diventa per l’artista un atto d’amore, ma anche un atto di resistenza, di recupero di una cultura che molti hanno tentato di sradicare. Più tardi, durante gli studi d’arte, sviluppa una propria variante: canta da solista i canti inuit pensati a due voci.

Nel 2004 Tagaq è salita alla ribalta grazie alla sua collaborazione all’album vocale a cappella “Medúlla” di Björk. La sua musica non è facile da classificare. Fonde elementi di stile classico, sperimentale e tradizionale in qualcosa di unico e distintivo. Le sue performance potenti ed espressive le hanno fatto guadagnare la reputazione di una delle artiste più innovative della sua generazione. Oltre alla voce, Tagaq utilizza anche elementi di musica elettronica, impiegando loop e altre tecniche di produzione per creare un complesso paesaggio sonoro. Con la sua musica e le sue esibizioni dal vivo, sfida, irrita e ispira il suo pubblico. Oltrepassa i confini e, nel farlo, è ammaliante e affascinante.

“Split Tooth” – il romanzo d’esordio

La produzione artistica di Tanya Tagaq non si esaurisce con la musica ma include anche ripetute escursioni nella letteratura. Con il suo romanzo d’esordio “Split Tooth” l’artista presenta un’opera trasversale che alterna ricordi biografici con la poesia e i miti indigeni dell’Artico. La protagonista è una ragazza Inuit che cresce nell’Artico. I lettori l’accompagnano negli anni della crescita e transizione verso l’età adulta. L’intera narrazione si dispiega attorno al viaggio della protagonista alla scoperta di sé e della propria storia. Nel romanzo, Tagaq confronta la vita nella comunità indigena con quella di un insediamento di case popolari. È importante sapere che a causa della politica canadese di assimilazione forzata, anche nella realtà molti Inuit dipendono dall’assistenza sociale e l’abuso di alcol si è trasformato in una disperata strategia di sopravvivenza.

In molte scene Tagaq descrive implacabilmente come la protagonista assista ripetutamente e alla fine diventi lei stessa vittima di uno stupro. Addosso al suo insegnante, la protagonista vede ancora le cicatrici delle torture subite durante la sua permanenza in collegio. Ma nonostante la durezza della quotidianità, la protagonista percepisce anche il calore e la coesione familiare e trae forza dal ghiaccio. Il libro dalla forte impronta autobiografica scorre con uno stile lirico e fantasioso che esprime bene la cruda bellezza ma anche la durezza della quotidianità nell’Artico. Tutta la produzione artistica di Tanya Tagaq arricchisce il mondo dell’arte per la sua prospettiva unica e la potenza della sua voce. La sua musica e i suoi testi ci offrono uno spaccato della ricca tradizione ed eredità culturale degli Inuit. Tanya Tagaq conferisce una voce forte e determinata alla sua patria e non ha paura a denunciare con decisione i segni e le conseguenze del colonialismo che sono tuttora evidenti.

[L’autrice]
Regina Sonk è referente per i popoli indigeni dell’Associazione per i Popoli Minacciati a Göttingen.