Bolzano, Göttingen, 21 maggio 2026
In occasione della Giornata internazionale della biodiversità, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) avverte che una politica climatica incentrata esclusivamente sulla riduzione delle emissioni aggrava la pressione sui territori indigeni in tutto il mondo.
Foreste, fiumi e territori indigeni vengono sempre più considerati come fonti di materie prime o serbatoi di CO2. Tuttavia, se la biodiversità e i diritti dei popoli indigeni vengono subordinati all’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2, ciò aggrava la crisi ecologica invece di risolverla.
I territori indigeni sono tra gli ecosistemi meglio protetti al mondo. La tutela dei popoli indigeni, che preservano queste aree da generazioni, è quindi strettamente legata alla protezione della biodiversità. In occasione di una conferenza tra Colombia e Paesi Bassi sull’uscita dai combustibili fossili nell’aprile 2026, i delegati indigeni hanno messo in guardia da una transizione energetica che perpetui modelli coloniali. Hanno sottolineato il fatto che i territori indigeni non sono un deposito di materie prime per la transizione energetica. Essi garantiscono la vita, la cultura e la biodiversità.
Secondo l’APM anche gli stati dell’UE hanno una responsabilità in questo senso. Per quanto riguarda la protezione del clima, si punta troppo sulle promesse delle nuove tecnologie, sulla compensazione delle emissioni di CO2 e sullo sviluppo di nuove catene di approvvigionamento di materie prime. Ciò trasferisce nuovamente i costi su coloro che hanno contribuito meno alla crisi. La biodiversità passa così da oggetto di protezione a merce di scambio.
L’uscita dalle energie fossili deve essere pianificata insieme ai rappresentanti indigeni. La crisi climatica colpisce già ora i loro territori in modo particolarmente duro e mette a rischio i loro modi di vita. Ora i progetti infrastrutturali ed energetici minacciano ulteriormente i loro territori. Tra questi figurano la costruzione di parchi eolici e dighe, l’estrazione di litio e strumenti finanziari come il mercato del carbonio. Una politica climatica che distrugge la biodiversità e viola i diritti delle popolazioni indigene non può essere sostenibile.
L’APM/GfbV chiede quindi un cambiamento di rotta nella politica climatica e sulla biodiversità, che consideri le popolazioni indigene come partner e le coinvolga in modo costruttivo, invece di danneggiarle.