Bolzano, Göttingen, 22 gennaio 2026
Gli attacchi genocidi del regime islamista di Damasco contro le zone curde nel nord-est della Siria continuano. Decine di migliaia di curdi sono in fuga. Intere città e regioni sono circondate e isolate dal mondo esterno, senza possibilità di ricevere medicinali, generi alimentari o carburante, riferisce l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV).
Nelle zone conquistate si dà la caccia ai curdi. Particolarmente drammatica è la situazione nella leggendaria città curda di Kobanê, che nel 2014 ha resistito allo ”Stato Islamico” (IS). Da lì è partita la liberazione della regione dall’IS. A Kobanê sono state interrotte le forniture di acqua ed elettricità. Anche l’accesso a Internet è stato bloccato. I radicali islamici continuano ad avanzare. L’interruzione intenzionale dei servizi di base sta provocando una crisi umanitaria. I civili, tra cui bambini e anziani, sono intrappolati nell’oscurità e non hanno accesso ai servizi di base.
A quanto pare, il regime siriano vuole vendicarsi di Kobanê perché la città è un simbolo della lotta contro l’IS. Per i curdi – e per il mondo intero – Kobanê è un simbolo di speranza e di resistenza contro l’Islam radicale.
Di fronte ai continui attacchi delle truppe del regime islamista siriano contro la popolazione curda nel nord-est del Paese, centinaia di migliaia di curdi e membri di altre minoranze siriane minacciate scendono in piazza in tutto il mondo per protestare. In questo contesto, l’Associazione per i popoli minacciati fa appello ai curdi, ai drusi, agli alawiti e alle persone solidali in tutta Europa che protestano affinché manifestino esclusivamente in modo pacifico. Anche se il dolore di fronte alle notizie sempre più drammatiche provenienti dalla Siria non conosce limiti, invitiamo tutti i manifestanti a protestare pacificamente. La rabbia per l’inerzia, l’indifferenza e persino il sostegno al regime islamista di Damasco da parte dell’amministrazione Trump, dei governi e leader di partito in Europa è comprensibile. Non lasciatevi provocare da questo e dai siriani che dall’Europa sostengono il regime islamista! Chiediamo ai media di parlare con i membri delle minoranze siriane e di non minimizzare il regime islamista. Gran parte dell’opinione pubblica tedesca ed italiana è dalla parte delle minoranze perseguitate.
Tra i sunniti arabi siriani ci sono molte persone che rifiutano l’Islam radicale e si impegnano per la democrazia nel loro Paese. Molti sunniti arabi siriani attualmente tacciono, forse perché sperano che gli islamisti radicali porteranno la democrazia in Siria. Proprio come molte persone in Iran dopo il 1979, quando il regime di Khomeini salì al potere. Speravano in maggiori libertà per l’Iran dopo la terribile dittatura dello Scià. Ma molto presto questi siriani, proprio come allora gli iraniani, rimarranno delusi. Perché l’Islam radicale – sia sciita che sunnita – non ha portato più libertà in nessun luogo, ma solo più guerra, violenza, terrore e odio tra etnie e comunità religiose.