Welcome at the website of Associazione per i popoli minacciati. Your currently used browser is outdated, probably insecure, and may cause display errors on this website. Here you can download the most recent browsers: browsehappy.com

News

Tutti
  • Tutti
  • 2026
  • 2025
  • 2024
  • 2023
  • 2022
  • 2021
  • 2020
  • 2019
Carica di più

Proteste in Bolivia – La società civile blocca un decreto controverso: le aree indigene devono essere protette

Bolzano, Göttingen, 13 gennaio 2026

Incendi boschivi devastanti in Bolivia. Foto: CEJIS

L’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) accoglie con favore la decisione del governo boliviano di rivedere il suo controverso pacchetto di misure economiche e di revocare il relativo decreto. La decisione è stata preceduta da settimane di proteste da parte di organizzazioni sociali, sindacati e attori indigeni guidati dalla confederazione sindacale COB.

Le proteste non erano dirette specificamente contro gli adeguamenti di politica economica. Ampie fasce della società avrebbero accettato l’abolizione dei sussidi sui carburanti come una misura dolorosa, ma comprensibile alla luce del debito pubblico e delle precedenti gravi carenze di approvvigionamento.

Le proteste non erano espressione di ostruzionismo, ma di responsabilità. I movimenti sociali erano disposti al compromesso, ma non ad accettare modifiche incostituzionali con il pretesto della necessità economica. Per il momento hanno impedito l’introduzione di procedure contrarie ai diritti umani volte a consentire investimenti più rapidi.

Il decreto originale andava infatti ben oltre la questione dei sussidi sui carburanti. Avrebbe consentito investimenti con procedure di approvazione accelerate e silenzio amministrativo positivo. I progetti sarebbero stati automaticamente considerati approvati se le autorità non avessero risposto entro i termini previsti. Le decisioni centrali sarebbero state così trasferite al potere esecutivo, aggirando il parlamento. Questa deregolamentazione avrebbe indebolito le funzioni di controllo dello Stato e minato i diritti garantiti dalla Costituzione. Particolarmente colpiti sarebbero stati i territori indigeni e le aree protette, poiché sarebbero stati resi possibili investimenti strategici nell’industria mineraria, nelle infrastrutture, nell’energia e nell’agroindustria senza garantire il coinvolgimento delle comunità indigene. Il decreto era in contrasto sia con la Costituzione che con gli standard nazionali e internazionali in materia di diritti umani.

La revoca del decreto apre la possibilità di un vero dialogo politico. Tuttavia, subito dopo i negoziati, il presidente Rodrigo Paz ha diffamato gran parte dei manifestanti e ha prospettato nuovi decreti, invece di scegliere la via parlamentare. Particolarmente preoccupante è lo stile comunicativo denigratorio e conflittuale del presidente, che scredita le proteste sociali e le organizzazioni della società civile e aggrava la polarizzazione sociale.

L’Associazione per i popoli minacciati esorta il governo boliviano a mantenere le sue promesse, a coinvolgere il parlamento e a negoziare le riforme necessarie in modo trasparente, democratico e con un’ampia partecipazione sociale in parlamento. Il governo deve inoltre garantire che le aree indigene siano protette dallo sfruttamento illegale.