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Risoluzione dell’ONU sul Sahara occidentale: l’autodeterminazione rimane in secondo piano

Bolzano, Göttingen, 13 novembre 2025

Giornate di azione per il Sahara occidentale 2025, https://westsahara.noblogs.org/

Al termine delle settimane di azione dedicate al Sahara occidentale, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) ricorda il 50. anniversario dell’accordo di Madrid del 14 novembre 1975, non riconosciuto dal diritto internazionale, che ha dato inizio all’occupazione del Sahara occidentale da parte del Marocco, tuttora in corso. Allo stesso tempo, l’APM/GfbV critica aspramente la recente risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che, pur prorogando il mandato della missione di pace MINURSO (Mission des Nations Unies pour l’Organisation d’un Référendum au Sahara Occidental), non porta alcun progresso verso un referendum libero.

Da cinque decenni i Saharawi attendono di poter finalmente esercitare il loro inalienabile diritto all’autodeterminazione. Il Consiglio di Sicurezza ha perso un’altra occasione per assumersi le proprie responsabilità e dare un segnale chiaro a favore di un referendum. Invece, lo status quo viene prorogato e l’occupazione, contraria al diritto internazionale, viene ulteriormente consolidata.

La risoluzione approvata il 31 ottobre ribadisce il principio dell’autodeterminazione, ma rimane non vincolante nella sua attuazione. Il movimento di liberazione saharawi Frente Polisario, che rappresenta il popolo del Sahara occidentale, ha reagito con cautela. Ha avvertito che il testo mostra in parte un pericoloso allontanamento dai principi precedenti e consolida ulteriormente lo stallo politico.

Undici dei quindici membri del Consiglio hanno approvato la risoluzione; Russia, Cina e Pakistan si sono astenuti per impedire la revoca del mandato della MINURSO, ma senza appoggiare il testo. L’Algeria non ha partecipato al voto, ribadendo ancora una volta che diversi membri con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza non si sentono più vincolati ai principi fondamentali delle Nazioni Unite.

L’APM/GfbV chiede alla comunità internazionale, in particolare all’Unione Europea, di assumere finalmente una posizione coerente. Ciò include la cessazione di tutti gli accordi commerciali e di pesca con il Marocco che includono il territorio del Sahara occidentale, nonché la fine dello sfruttamento delle risorse nei territori occupati. Le aziende europee devono rispettare obblighi vincolanti in materia di “due diligence” sui diritti umani. Inoltre, l’Europa deve impegnarsi per la realizzazione di un referendum libero ed equo sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

L’ONU non può semplicemente continuare a gestire questa occupazione insostenibile. A cinquant’anni dall’accordo di Madrid, è finalmente necessaria una soluzione politica che sia conforme al diritto internazionale. Questa soluzione si chiama autodeterminazione, non autonomia sotto il controllo marocchino.