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13.3.2026 | Diritti umani, Popoli indigeni, Russia, Russland

Persecuzione politica dei difensori dei diritti umani indigeni in Russia. Il tribunale proroga la custodia cautelare per Daria Egereva – Attivisti per i diritti umani chiedono il suo rilascio

6.3.2026 | Darfur occidentale, Sudan

Giornata internazionale della donna (8 marzo): non dimentichiamo le donne e le ragazze in Sudan! Sanzioni contro gli Emirati Arabi Uniti!

4.3.2026 | Alawiti, Minoranze, Siria, Syrien

A un anno dai massacri degli alawiti in Siria (7 marzo): situazione umanitaria allarmante – Gli attacchi alle minoranze devono cessare

3.3.2026 | Bosnia ed Erzegovina, Serbia

Evento di AfD sulla Bosnia. Appello alla presidente del Bundestag Klöckner: “Nessun palcoscenico per narrazioni separatiste e revisioniste!”

2.3.2026 | Iran, Israele, Kurdistan, Minoranze, USA

Attacco all’Iran: Merz deve impegnarsi per la democrazia e i diritti umani durante il suo viaggio negli Stati Uniti

24.2.2026 | Marocco, ONU, Sahara Occidentale, Saharawi

Giornata della Repubblica del Sahara Occidentale (27 febbraio): impegno a favore del diritto illimitato all’autodeterminazione del popolo saharawi

23.2.2026 | Crimea, Rom, Russia, Tatari di Crimea, Ucraina

Quattro anni di guerra contro l’Ucraina (24 febbraio): l’APM/GfbV chiede sostegno per le minoranze ucraine

17.2.2026 | Kurdistan, Minoranze, Siria

Appello alla tolleranza e alla pace in occasione del Ramadan: l’APM/GfbV invita alla solidarietà con le minoranze siriane

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Sanzioni USA contro due milizie filo-turche ad Afrin in Siria settentrionale. Ancora ampio il sostegno all’occupazione turca

Bolzano, Göttingen, 29 agosto 2023

Il paesaggio nella zona di Afrîn. Foto: © Şermîn Faki

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede ai governi europei di condannare finalmente le violazioni quasi quotidiane dei diritti umani e i crimini di guerra commessi dalla Turchia, loro partner NATO, ad Afrin, Sere Kaniye (Ras Al-Ain) e in altre aree della Siria che occupa. A causa dei continui rapimenti, arresti, estorsioni, stupri e accaparramenti di terre ad Afrin, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha recentemente imposto sanzioni a due gruppi mercenari islamisti che sono al servizio della Turchia. Questa decisione è corretta dal punto di vista dei diritti umani. I governi europei dovrebbero a loro volta interrompere immediatamente il proprio sostegno politico, diplomatico e finanziario alla “Coalizione nazionale siriana”. La coalizione è il braccio politico delle milizie “Al-Amshat” e “Al-Hamzat”, le due organizzazioni sanzionate dagli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti sanzionano alcune milizie filo-turche, ma continuano a sostenere la “Coalizione nazionale siriana”. Così facendo, inviano segnali contraddittori: sostengono le forze curde nella lotta contro l’IS, ma permettono che vengano massacrate dalla Turchia e dai suoi mercenari. In Europa soprattutto la Germania sostiene la Turchia mostrando “comprensione per gli interessi di sicurezza” del Paese. Gli Stati Uniti e gli altri membri della NATO devono capire che l’obiettivo principale della Turchia in Siria è quello di combattere gli sforzi per l’autonomia curda. In questo, la Turchia lavora anche a braccetto con la Russia, l’Iran e il regime di Assad. Il sostegno al movimento democratico in Siria non può quindi passare attraverso la Turchia. Piuttosto meritano sostegno le “Forze Democratiche Siriane”, che da anni combattono contro l’IS e lottano per una Siria democratica senza Assad.

Nel frattempo, il “Washington Kurdish Institute” (WKI) pubblica cifre scioccanti sui crimini commessi dalla Turchia, potenza occupante, contro la popolazione curda della Siria settentrionale. Secondo l’Istituto, i sistematici attacchi aerei e di artiglieria della Turchia sono diretti principalmente contro le fasce più vulnerabili della popolazione: il 34% degli attacchi fa vittime civili. Il 18% dei feriti sono bambini. Le donne rappresentano il 21%. Solo nel 2022, la Turchia ha attaccato il nord e l’est della Siria 17.596 volte. Centinaia di civili sono morti in questi attacchi. Molti altri sono rimasti feriti. Sono state distrutte anche infrastrutture civili come le centrali idroelettriche.